Chi è il vero proprietario dell’Hellas Verona? L’attuale presidente Maurizio Setti o l’uomo d’affari Gabriele Volpi, patron dello Spezia e del Rijeka?

Recentemente, la procura federale della Figc ha archiviato il fascicolo aperto a settembre per far chiarezza su chi sia il vero proprietario dell’Hellas Verona.

Secondo un rapporto della Guardia di Finanza, che aveva portato all’apertura del fascicolo della giustizia sportiva, il patron dello Spezia «avrebbe acquisito anche il Verona Calcio» tramite una «manovra scaturita da un credito insoluto che il tycoon avrebbe dovuto incassare da Setti Maurizio, presidente del club sportivo veneto».

La Gdf precisava però che non «esistono atti che testimoniano l’avvenuto avvicendamento» perché il Verona «risulta interamente» di proprietà della società anonima lussemburghese Falco Investments SA».

Proprietà Verona, il ruolo di Volpi (Spezia) indagato dalla procura sportiva

Il tema relativo agli assetti proprietari del club scaligero, e dunque su chi sia il vero proprietario dell’Hellas, è tornata d’attualità nei giorni scorsi a seguito ad alcune dichiarazioni di Gianpiero Fiorani, l’ex numero uno della Popolare di Lodi travolto dalle inchieste giudiziarie sulla scalate bancarie del 2005, cui Volpi ha affidato il compito di riorganizzare la sua galassia societaria formata da 42 diverse aziende.

Parlando coi giornalisti alla cena di Natale dello Spezia, Fiorani ha rivelato l’esistenza di un presunto contenzioso a proposito di un aiuto finanziario che Volpi avrebbe fatto a vantaggio di Setti e che rientrava «nell’alveo della sua passione sportiva», pur «senza avere alcuna partecipazione di quella società o alcun ruolo decisionale».

Secca la smentita da Verona: nessun contenzioso dell’Hellas o di Setti con Volpi, che non ha mai finanziato il club gialloblù.

Tuttavia Il Corriere di Verona ha scoperto che, al Tribunale di Genova, esiste effettivamente un contenzioso civile in corso se non tra i due patron calcistici, tra due società a loro riconducibili.

La «San Rocco Immobiliare spa», società attualmente revocata, ma parte della galassia di Volpi, nell’ottobre 2015 ha sottoscritto cinque milioni di euro di un prestito obbligazionario da dieci milioni di euro complessivi emesso dalla «HV7 spa», di cui Setti è amministratore unico e che, all’epoca, era la controllante diretta dell’Hellas Verona.

Il prestito emesso da «HV7» scade nel giugno 2019, ma la «San Rocco» ne chiede adesso il rimborso immediato sostenendo che non sono stati pagati gli interessi pattuiti. Setti, che conferma l’esistenza di questo contenzioso specifico, sostiene al contrario di aver mantenuto tutti gli impegni. La parola, per stabilire chi ha torto o ha ragione, passerà ai giudici.

Proprietà Hellas Verona, i dubbi del Corriere della Sera sul ruolo di Setti

Dai documenti societari di «HV7», Il Corriere di Verona ha appreso un particolare interessante riguardo questo prestito.

A partire dal 31 gennaio 2017, gli obbligazionisti avrebbero potuto chiedere di convertire l’importo rimanente da rimborsare in azioni ordinarie della stessa società di Setti. Se avesse esercitato l’opzione, «San Rocco» (e quindi, indirettamente Volpi) sarebbe diventato socio della «HV7». E tuttavia, in quel momento, «HV7» non aveva già più alcun rapporto diretto con il club gialloblù perché, nell’agosto 2016, ne ha ceduto tutte le quote alla «Falco Investments Sa», società di diritto lussemburghese sempre riconducibile a Setti che già controllava direttamente la stessa «HV7».

Il capitale dell’Hellas Verona è detenuto integralmente dalla società lussemburghese Falco Investments SA

Da fonti vicine a Fiorani, il Corriere di Verona ha appreso che un’altra società riconducibile a Volpi chiamata «Lonestar», registrata a Panama, si ritiene creditrice nei confronti della stessa «Falco Investments» per una cifra complessiva di circa 11,3 milioni di euro. Una circostanza, questa, seccamente smentita da Setti, per cui la sua società «Falco» non ha mai intrattenuto rapporti con la «Lonestar».

Il presidente del Verona smentisce con decisione («siete completamente fuori strada») anche l’esistenza di un altro contenzioso, aperto in Lussemburgo, per il rimborso di una parte di quel presunto credito.