Presentare lo Stade Louis II significa soprattutto analizzare la sua importanza all’interno del Principato e l’influenza – più o meno diretta – che ha avuto sullo sviluppo di un’intera area urbana di Monaco.
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Inaugurato nel 1985 dopo quattro anni di lavori, l’impianto si inserì all’interno di un programma di riqualificazione urbana e nuove costruzioni che doveva interessare l’intero quartiere di Fontvieille, al di là della Rocca.

Una zona di Monaco, questa, praticamente “da inventare”, su terreno quasi del tutto artificiale, secondo il progetto dell’italiano Gianfranco Gilardini.

Lo Stade Louis II diventava uno dei punti centrali dell’ampliamento del Principato. Innanzitutto sostituiva il vecchio, omonimo, stadio – situato a poca distanza dall’attuale, dove oggi c’è il porticciolo di fronte all’area commerciale. Inoltre, si poneva come centro sportivo dell’intera comunità locale, al di là del semplice utilizzo come “stadio di calcio”.

Al Louis II, infatti, trovano posto una serie di attività tali da farne un vero e proprio impianto polifunzionale. C’è innanzitutto una parte legata direttamente al Club monegasco di calcio, con un polo medico sportivo e la sede del centro di formazione dell’AS Monaco – comprensivo di 20 camere per gli studenti, le aule per i corsi e una caffetteria.

stadio luis II monaco analisi architettonica

 

Non solo. Nella “pancia” dell’edificio c’è una piscina olimpionica – con tribuna da 500 posti – e piscine minori per principianti e corsi scolastici. E ancora, un campo da gioco indoor per le squadre di basket e pallamano (l’AS Monaco è una polisportiva) e tribune per un totale di 3700 posti; sale e locali più piccoli per altre attività sportive (dalle arti marziali, al tennis tavolo, ai campi di squash e alle lezioni di yoga) e una palestra. Il tutto aperto 7 giorni su 7 per professionisti e amatori.

Oltre a questo, però, la presenza dello Stade Louis II come polo sportivo principale di Monaco ha portato negli anni a un continuo lavoro di ampliamento e miglioramento dei servizi del quartiere di Fontvieille. Dove una volta c’era il vecchio stadio – siamo a due isolati dall’attuale – oggi c’è un’area commerciale con accesso diretto via scale mobili al Boulevard Charles III (per aggirare facilmente la Rocca e ritrovarsi nella parte più famosa del Principato, con il porto e le strade del Gran Premio).

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In zona si trovano anche il Museo delle Auto Storiche e lo Zoo mentre, a poca distanza, l’Eliporto è un punto fondamentale per i collegamenti veloci sull’aeroporto di Nizza e i suoi voli internazionali. Da un paio d’anni, un’ulteriore lavoro di ammodernamento ha portato alla costruzione di un’area pedonale sopraelevata (vicino al punto di accesso da Boulevard Charles III per scendere verso Fontvieille) con l’inserimento del megastore ufficiale dell’AS Monaco e una nuova e più razionale distribuzione viaria dell’area.

Lo Stade Louis II, quindi, non è solo un impianto di calcio. Oltre ai suoi 19.525 posti (che fanno da cornice anche al meeting di atletica nel programma annuale della Diamond League) quest’impianto ha fatto da traino alle scelte urbanistiche operate per valorizzare questo quartiere. Ed è ancor più un dato rilevante se si pensa alla minima quantità di spazio utilizzabile presente nel Principato e alla necessità di razionalizzare al meglio qualunque scelta costruttiva.

Al netto dei risultati calcistici del momento, lo Stade Louis II è uno degli impianti sportivi meglio progettati d’Europa, in grado di brillare come centro polifunzionale per l’intera comunità e assumere un ruolo cruciale di traino per la continua valorizzazione urbana di un intero quartiere.

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