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Leonardo Jardim (Insidefoto.com)

Leo Jardim, tecnico del Monaco rivelazione della stagione, che sta contendendo al Paris Saint Germain il titolo di campione di Francia, e si è qualificato per le semifinali di Champions League, è un portoghese atipico, nato da famiglia lusitana a Barcellona, l’1 agosto 1974, ed esponente di una nuova scuola di allenatori “creati in laboratorio” il cui capostipite è Josè Mourinho e di cui un illustre esponente è certamente Andrè Villas Boas.

Ha iniziato a allenare molto presto: guidava una squadra under 13 quando aveva 19 anni ed ha avuto a 29 il suo primo incarico da allenatore dopo anni da assistant manager.

In una passata intervista a Fourfourtwo.com spiegò così il suo background: “Ho sempre allenato e la mia esperienza è ciò di cui faccio tesoro. L’esperienza è diversa dalla conoscienza, è ciò che ti permette di non fare errori e di migliorarti col tempo“. Una distinzione che – per essere capita – va inquadrata nell’idea (predominante da noi) per cui per essere un buon allenatore devi essere stato un calciatore.

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(Insidefoto.com)

Nell’idea di Jardim l’ex calciatore conosce, ma non ha la sua esperienza, che è ciò che fa realmente la differenza. E il suo approccio da leader è tale anche nello studio degli altri leader: “Ognuno è diverso e difficilmente replicabile – secondo Jardim – perchè tutto quel che noi possiamo conoscere è solo la proiezione pubblica di questo tecnico“.

L’ascesa del tecnico portoghese è inizata nel 2012 con l’approdo all’Olimpiakos, con il quale detiene ancora il suo record di vittorie in termini percentuali (72%).

Ciò che caratterizza sotto il profilo economico le sue ultime 5 stagioni è che dal 2012 al 2016 in tre club diversi si è trovato a gestire stagioni iniziate con un saldo di mercato positivo (ovvero con ricavi superiori alle spese o se preferite cessioni importanti a fronte di acquisti di valore minore) per il club in cui è andato.

In veloce rassegna: nel 2012-13 arrivò all’Olympiakos confermandolo campione di Grecia nell’anno delle cessioni di Mirallas all’Everton e Torosidis alla Roma. La squadra greca investì 5 milioni in totale incassandone 8.

Nel 2013-14 allo Sporting incassò le cessioni di Bruma al Galatasaray per 11 milioni e Van Volfswinker al Norwich per 10 milioni, ma la valorizzazione del ricco vivaio dei verdi di Lisbona portarono ad un egregio secondo posto.

Dal 2014 è al Monaco dove il saldo di mercato è stato di +50 milioni circa la prima stagione, +117 milioni la seconda (pur con un importante investimento di 90 milioni a fronte di 177 di cessioni).

In questi anni ha visto passare in biancorosso in ordine sparso i vari Martial (60 milioni dal Manchester United), Kondogbia (36 milioni dall’Inter), Kurzawa (25 dal PSG), Carrasco (17 dall’Atletico Madrid).

Nell’ultima stagione, in controtendenza, la sua società ha investito 50 milioni sul mercato incassandone poco meno di un terzo. Si è trattato della prima volta in cui Jardim ha potuto consolidare il suo progetto.

Radamel Falcao - AS Monaco (Insidefoto.com)
Radamel Falcao – AS Monaco (Insidefoto.com)

Gestione dei giocatori. Jardim è un tecnico interventista, che considera centrale non solo la gestione quotidiana del rapporto con i giocatori ma anche quella dello staff.

Dal punto di vista della comunicazione Jardim ha un approccio individualista ed ebbe modo di raccontare, su questo punto “ci sono giocatori che si sentono sotto pressione con feedback che contengono informazioni eccessive, altri che pensano di essere sottovalutati perchè le informazioni che gli si trasmettono non sono sufficienti“.

Anche per questo ha elaborato un sistema di messaggistica specifica. A volte ci sono messaggi specifici per difesa, centrocampo o attacco oppure per posizione. Il segreto? “Non parlare ad ognuno singolarmente su base giornaliera ma parlare con tutti quotidianamente. In base a personalità e esigenze del giocatore“.

Adattamento ambientale. Avendo allenato in tre paesi diversi Jardim ha avuto modo di spiegare come l’aspetto più difficile dell’adattamento non sia interno ma esterno al club. “Bisogna conoscere il sistema dei media, in quel paese – è la sua opinione – ed esprimersi nella loro lingua fluentemente nel minor tempo possibile“. Diverso invece nel gruppo: “Le dinamiche tra i giocatori cambiano meno rispetto a quelle esterne“.

Mentre in Grecia si è affidato a lungo ad un traduttore (la squadra aveva peraltro molti giocatori che non parlavano nemmeno inglese), in Francia ha preso il rischio immediato di parlare il francese sin dal primo giorno potendo anche contare su rapporti individuali con molti più giocatori di diverse nazionalità.

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Esultanza di Kamil Glik (Insidefoto.com)

Filosofia tattica. Benchè in molti vedendo il Monaco pensino che Jardim sia un radicalista del calcio offensivo, una analisi retrospettiva lo inquadra più che altro come tecnico molto pragmatico che come primo aspetto punta ad adattare le situazioni alla squadra.

L’innegabile approccio prevalentemente offensivo della squadra, quindi, è da intendere come approdo (abbiamo detto prima dell’ultimo mercato di consolidamento) piuttosto che come scelta radicale e immutabile nel tempo. Ed infatti al suo arrivo a Monaco in molti erano scettici perchè il suo nome non era associato a quello di un allenatore spettacolare e dall’approccio tattico offensivo.

Quel che stupisce è che anche tatticamente vi è una grande variabilità di approccio, ad esempio quest’anno il Monaco ha giocato con la soluzione offensiva a due punte (Germain – Mbappè) cosi come con un’unica punta centrale Falcao, piuttosto che con un 1-1 (Silva – Falcao, ma in un’occasione anche Moutinho è stato avanzato a fare da incontrista avanzato alle spalle di Germain).

Non è un caso che la partita che ha imposto il Monaco di Jardim all’attenzione dell’Europa sia stata quella di due stagioni fa contro l’Arsenal. Una sfida giocata con un compatto assetto difensivo e rapidi contropiedi che portarono ad un 3-1 decisivo già nella gara d’andata all’Emirates. 

Questo approccio non è scontato, anzi. Il fatto di aver lavorato a lungo, soprattutto negli ultimi anni, con rose molto giovani, potrebbe fare di lui un “didattico” più che un “tattico”. Ed invece Jardim predilige la consapevolezza alla retorica del “fare il nostro gioco”, spiegando che adattarsi è parte della maturità che una squadra (e ogni singolo giocatore) devono ottenere nel loro percorso di crescita.