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Il pallone della Premier League 2016-2017

La Brexit mette in ginocchio la Premier League. Il campionato più ricco del mondo sta per annunciare una perdita ante imposte annuale di 312 milioni di sterline, come hanno rivelato nel fine settimana alcuni quotidiani inglesi.

Ad anticipare la notizia è stato l’autorevole Financial Times che ha indicato chiaramente nel dopo Brexit il problema principale, il valore in declino della sterlina e le nuove norme contabili sarebbero infatti alla base della perdita.

Se per mesi si è infatti parlato del modello inglese nella cessione di diritti all’estero, ora si deve invece far notare come proprio la debolezza della moneta del Regno Unito abbia inevitabilmente impoverito i contratti al momento dei cambi.

Un effetto, questo, che si era già manifestato – ad esempio – sul bilancio del Manchester United, il cui debito è in dollari americani.

Il valore dei diritti internazionali è stimato in un totale di 3 miliardi di sterline totali e – va ricordato – viene diviso esattamente in parti uguali tra tutte le 20 partecipanti al campioanto.

In questi anni, peraltro, i club inglesi avevano utilizzato strumenti finanziari derivati per compensare il rischio di cambio su questi contratti, un processo di copertura rischi che tuttavia è stato vanificato dalle nuove regole contabili introdotte nel Regno Unito.

Le aziende infatti sono ora tenute a valutare i loro contratti in base ai prezzi correnti di mercato, oppure aspettare il pagamento finale per una dichiarazione formale del valore incassato.

 

 

In attesa della pubblicazione dei documenti, quindi, il campanello d’allarme per la Premier League è già in azione. Tuttavia la Lega ha ufficialmente replicato che questo tipo di perdita non dovrebbe andare ad incidere significativamente nel lungo periodo sulla redditività e sulla capacità di distribuire utili ai club membri.

 

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