Quotare il Milan sulla borsa di Hong Kong per recuperare i capitali necessari a rimborsare il prestito del fondo Elliott. Sarebbe questa, secondo quanto riportato dal Financial Times, una delle ipotesi sul tavolo del futuro patron del Milan, Yonghong Li, che il prossimo 14 aprile dovrebbe rilevare il controllo del club rossonero dalla Fininvest della famiglia Berlusconi.

L’ipo (initial public offering) sul listino asiatico, secondo quanto indicato dall’FT, che cita fonti vicina al dossier, potrebbe avvenire nell’arco dei prossimi 18 mesi. Parte dei capitali raccolti, un po’ come successo con l’ipo del Manchester United a Wall Street, servirebbero per ripagare il debito acceso da Yonghong Li per rilevare il Milan dalla Fininvest.

Secondo il Sole 24 Ore, il listino su cui quotare il Milan potrebbe essere proprio Wall Street, visto che in alcune piazze finanziarie, come Hong Kong, è necessario il requisito di tre bilanci in utile consecutivi. Requisito che il Milan non soddisferebbe nemmeno nel 2018, visto che il bilancio 2016, che sarà approvato nelle prossime settimane dovrebbe chiudere con un rosso superiore ai 70 milioni.

I timori di Paolo Maldini: «Non sappiamo chi sta comprando e quanto investirà»

In attesa del closing, sul futuro del Milan è tornato a parlare anche l’ex capitano Paolo Maldini. «Quando il Milan tornerà a essere il Milan? E’ veramente dura. Sono cinque anni che non vince, da tre non si qualifica per le coppe europee e Berlusconi sta vendendo anche se ancora non sappiamo chi sta comprando il club e quanto investirà. Servono tanti soldi per tornare ai livelli di dieci anni fa», ha affermato la bandiera rossonera intervistato da Sports Illustrated.

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Paolo Maldini (Insidefoto)

Maldini è tornato a ribadire tutti i suoi dubbi sul futuro della società rossonera. L’ex capitano è spesso stato vicino a un ritorno al Milan, una squadra «che amo, di cui mio padre è stato capitano e dove ora giocano anche i miei due figli. Se un giorno avessi la possibilità di tornare sarei felice ma non è facile, mi vedono come un problema. E’ complicato avere a che fare con una persona indipendente come me. Ma chissà».

Maldini non si vede in panchina come papà Cesare («non mi piace allenare») ed è tutt’altro che stupito dall’esplosione di Donnarumma: «Ha talento, lo si vedeva gia’ quando aveva 12-13 anni, rivedo in lui Buffon».

Maldini poi si racconta, confessa che «quando ero bambino volevo essere un calciatore per cui ho realizzato il mio sogno ed e’ la cosa più importante. E anche come uomo sono stato rispettato da tutti».

«Il giocatore che ho ammirato di più e’ stato Franco Baresi, un vero capitano, un esempio per tutti, non parlava mai ma in campo o in allenamento era il numero uno. L’avversario più forte che ho affrontato e’ stato invece Maradona e subito dopo di lui metto Ronaldo il Fenomeno. Con gli allenatori sono stato fortunato: ho iniziato con Liedholm che mi adorava e mi ha fatto debuttare a 16 anni, poi ho imparato molto da Sacchi e quindi ho avuto Capello, tutti grandi allenatori. E’ stato bello avere anche Ancelotti alla fine della mia carriera, è un grande uomo e un amico, ci siamo divertiti tanto – aggiunge Maldini – E poi c’è stato anche mio padre Cesare all’Under 21, ai Mondiali di Francia ’98 e per 4 mesi al Milan, e’ stata un’esperienza strana ma bellissima».