James Pallotta (Insidefoto.com)
Il presidente della Roma, James Pallotta (Insidefoto.com)

Altro cambio nell’organigramma della Roma. Il presidente giallorosso James Pallotta ha dato il ben servito a Laurent Colette, il direttore commerciale arrivato in società nell’ottobre del 2015 dopo 8 anni al Barcellona, di cui 5 nel ruolo di Chief Marketing and Commercial Officer dei blaugrana.

Il motivo, secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, sarebbe legato all’insoddisfazione di Pallotta per l’assenza di un main sponsor sulla maglia della squadra giallorossa. Assenza che dura dal 2013, quando andò in scadenza l’accordo con Wind da 5,5 milioni di euro a stagione e che non fu rinnovato per decisione dello stesso Pallotta, che stabilì che la cifra garantita dal main sponsor non poteva essere inferiore a 15-18 milioni di euro.

Una cifra considerata da molti osservatori fuori dalla portata di un club come la Roma, visto che anche società con un bacino di tifosi più ampio rispetto ai giallorossi come Juventus, Milan e Inter arrivano a fatica a quelle cifre.

L’ambizione di Pallotta di eguagliare i tre grandi club del Nord sul fronte della sponsorizzazione di maglia non è costata cara solo a Colette, che nell’ambiente viene considerato un professionista di primissimo livello (dopo l’esperienza in Nike negli anni novanta, a Barcellona ebbe un ruolo di primo piano nella sponsorizzazione dei blaugrana da parte di Qatar Airwais).

Il manager francese è infatti il quarto direttore marketing che il presidente americano della Roma cambia da quando ha preso il controllo del club.

Winterling da Roma a Bologna

All’inizio la funzione era stata affidata a Christoph Winterling, capo di Adidas Italia che approdato alla Roma contribuì a fare aumentare i ricavi commerciali del club del 40% introducendo marchi come Volkswagen (1,2 milioni di euro l’anno), Philipp Plein, Adecco, e molti altri.

Claudio Fenucci, Jacopo Malacarne di Faac e Christoph Winterling
Claudio Fenucci ad del Bologna, Jacopo Malacarne di Faac e Christoph Winterling

Winterling, che oggi lavora con successo al Bologna di Joey Saputo, rivoluzionò la logica con cui la Roma aveva gestito fino ad allora gli spazi allo stadio Olimpico, introducendo gli Sky Box, l’area premium e inventando il villaggio per i bambini.

Il tandem Sean Barror – CAA

Con l’uscita di Winterling, nel 2013, dopo sei mesi di vacatio, Pallotta decise affidare le attività commerciali della Roma a Sean Barror, suo braccio destro in Raptor per circa 15 anni. Barror, assieme all’agenzia internazionale CAA, cercò di vendere i naming rights del futuro Stadio della Roma assieme allo sponsor di maglia per circa 300 milioni in dieci anni.

Missione mai portata a termine. Anche perché nel 2014 il progetto stadio era solo all’inizio. Risultato? Barror venne messo alla porta, così come CAA. In compenso Pallotta decise di assumere come responsabile global sales Katlyn Colligan proveniente proprio da CAA. Il ruolo di direttore commerciale fu affidato invece a Giorgio Brambilla, oggi all’Inter.

L’arrivo di Colette dal Barcellona

Nel 2015 viene preso Colette. Pallotta di lui dice cose meravigliose ma si accorge presto che non lavora bene con la Colligan. Nel frattempo vengono rispediti a Boston anche Mark Giovino (global commercial sales) e Sean Foley (commercial media sales). Nessuno riesce a vendere il media center (TV, Radio, ecc.) che costa circa 10 milioni l’anno e che viene tenuto in equilibrio grazie all’accordo raggiunto con Sky.

Con Colette che struttura lo staff arriva l’accordo con Linkem (oltre 5 milioni con un accordo innovativo legato al settore giovanile) e altre importanti partnership come quelle con Nissan, Locauto e Sangemini.

Vengono rinnovati con condizioni migliorative rispetto al passato e con durate pluriennali gli accordi con Trenitalia, Gatorade e Philipp Plein. Viene ridotto il numero dei partner, migliorato il loro livello e aumentato lo stream di ricavi rispetto alla stagione precedente.

A Pallotta, la cui attenzione è focalizzata sul progetto stadio, però non basta. Il manager francese paga per non aver trovato uno sponsor di maglia disponibile a versare alla Roma 15-18 milioni a stagione.

Ma il mancato raggiungimento di tale obiettivo è legato anche alla strategia complessiva della proprietà americana della Roma, che ha portato a rifiutare come main sponsor brandi importanti quali Turkish airlines, Aeroflot, Visit Israele, Segafredo. Non solo per la cifra offerta ma soprattutto perché a tutti i brand è stata chiesta la disponibilità a investire nello stadio come conditio essenziale.

PrecedenteMilan, La Scala: «I cinesi ci mettano la faccia, serve chiarezza su capitali e strategie»
SuccessivoNapoli – Roma, i bookmakers puntano sui giallorossi