fallimenti società serieD 2016 2017

Il calcio italiano va riformato subito, anzi, prima di subito. E il caos in cui si viene a trovare come ogni anno in campionato di serie D non può essere vissuto come un problema di “calcio minore”.

Dovrebbe rappresentare un monito a tutto il calcio italiano, soprattutto adesso che a capo della Figc c’è Carlo Tavecchio, che proprio fra i dilettanti ha costruito la sua lunga militanza nazionale.

Tra squadre che non si presentano in campo, formazioni cambiate completamente, con massiccio ricorso alle Juniores. Insomma la regolarità del campionato è una chimera ed alla situazione dedica oggi una fotografia nitida il quotidiano La Repubblica nell’edizione di Genova.

Al Foligno (girone G), ad esempio, sono rimasti Esordienti e Giovanissimi. La squadra non si è presentata contro il Sansepolcro dopo aver schierato la Juniores, che aveva preso diciotto reti in tre gare. Il ‘Falco’, come viene chiamata la società, è esposto a una fine ingloriosa, a meno di due anni dal precedente fallimento del marzo 2015. Si sono succeduti presidenti, l’ultimo Gianluca Ius, arrestato dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza.

Nell’ultima giornata prima della sosta, ha rinunciato a giocare il Chieti (girone F) contro l’Alfonsine ed il Due Torri di Piraino (I) non è andato ad Aversa. I neroverdi abruzzesi rischiano di sparire dopo 94 anni di storia dopo la prima rinuncia successiva al fallimento decretato dal tribunale. I siciliani, che finora non erano mai retrocessi nella loro storia, hanno svincolato tutti i giocatori.

Nel girone E è crisi pura per Grosseto e Viareggio. I maremmani si sono presentati al “Broccardi” con una formazione Juniores rinforzata, il più vecchio il centrocampista De Pasquale (classe 1996), appena arrivato dalla Pianese. Partiti come una delle favorite, hanno perso per strada tutti i pezzi più importanti, fuggiti appena si è delineata la crisi.

I versiliesi hanno addirittura rischiato la liquidazione e sono stati salvati dal Viareggio Club “Angelo Francesconi”, in pratica un gruppo di tifosi, ma ovviamente i sogni sono finiti nel cassetto.

Non tutti, però, sono uguali. Domenica, in una gara vietata proprio ai tifosi del Viareggio, è comparsa una scritta da brividi, nella parte dello stadio a loro riservata: “Viareggino Anna Frank”. Il Montecatini si è imposto 1-0, grazie ad un gol di Giordano. Dopo lo striscione antisemita, il Viareggio si è rivolto pubblicamente alle autorità sportive. Il presidente del Montecatini, Marco Innocenti, non ha perso tempo: “Provvederemo a cancellare l’ignobile scritta, ma se i nostri tifosi non chiederanno pubblicamente scusa alla città di Viareggio ritirerò la squadra dal campionato. È un atto vergognoso e ingiustificabile, pagherò gli stipendi e mi dimetterò”.

Non si creda che si tratti di un fenomeno limitato a specifiche zone del paese. Il Lecco è fallito e potrà concludere il campionato solo grazie all’esercizio provvisorio concesso dal tribunale. Lo scorso anno era capitato di tutto a Novi Ligure (dopo i tracolli del passato di Sanremese e Imperia) ed in estate era fallito il glorioso Derthona e si era ritirato lo Sporting Bellinzago, che era stato appena promosso in Lega Pro.

Un problema, forse, è il seguente.

La Serie D non è vista come uno status ma – esattamente come la Lega Pro – come una tappa di passaggio. Per questo in molti si avvicinano provando a fare la loro scommessa e puntando a fare fortuna salendo di categoria per mettere le mani su gruzzoli più o meno cospicui o su una notorietà locale che può portare comunque vantaggi anche imprenditoriali.

Il calcio italiano in questo ha bisogno di un ripensamento totale.

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