docufilm su Ibrahimovic nelle sale italiane dal 14 novembre
Ibrahimovic ai tempi della Juventus (Insidefoto.com)

Una produzione italo-svedese porta nelle sale tra qualche giorno (il 14 novembre) un docufilm sui primi anni nel calcio di Zlatan Ibrahimovic.

Dagli esordi con il Malmoe fino al primo scudetto con la Juventus.

Il documentario si chiama “Ibrahimovic, diventare leggenda” (Der unge Zlatan nella versione originale in svedese) – in Italia è distribuito da “01 Distribution” -, ed è stato presentato in anteprima giovedi 10 novembre al Cinema Adriano di Roma. In Inghilterra è stato trasmesso già quest’estate, quando Ibrahimovic approdò al Manchester United.

Una pellicola coinvolgente, veritiera ed appassionante, con dialoghi in tre lingue diverse. Si parte da Malmoe, con i primi anni della carriera di Zlatan, per passare da Amsterdam (l’approdo all’Ajax) e infine alla Juventus.

Il primo scudetto italiano (che poi finirà nell’inchiesta calciopoli) è considerato il momento spartiacque, nonché il completamento di un percorso.

I registi Magnus e Fredrick Gertten ritengono che proprio in bianconero si sia compiuto il ciclo dell’affermazione calcistica di Zlatan, celebrato in patria dove già in quegli anni è stato dato il suo nome ad una struttura sportiva nel quartiere in cui è nato.

I 96 minuti sono una carrellata di video ricordi nella vita di Ibrahimovic, con immagini e riprese originali dove si vede un Ibra tardo adolescente, con la fidanzata dei tempi di Malmoe che lo aspetta dopo le partit o nella propria intimità domestica a giocare con la playstation, fino ai suoi primi passi (e difficoltà) in campo.

Emerge in maniera netta il carattere, sin da subito scontruoso e ribelle, di uno Zlatan per nulla diverso dal campione di oggi.

Forse un predestinato, certamente un ragazzo abituato a sgomitare per avanzare nella vita e – purtroppo – anche nel calcio. Molte immagini stupiscono per la vicinanza al calciatore, come se chi in quel momento stava riprendendo sapesse che da lì sarebbe nata la narrazione per la vita di un campione.

Il docufilm è un vero e proprio album completato anche dalle testimonianze di Fabio Capello e del direttore di Tuttosport (al momento delle riprese) Vittorio Oreggia, in cui una delle figure centrali della vita di Zlatan è certamente il procuratore Mino Raiola.

Proprio Fabio Capello, in occasione della presentazione del film, è tornato a parlare di Zlatan Ibrahimovic. Fu lui a portarlo in Italia, a farlo crescere e fargli studiare il modo di fare gol seguendo l’esempio e le prodezze di un Marco Van Basten.

“Se gli ho fatto vedere dei video di Van Basten? E’ verissimo, dopo due mesi che era alla Juve gli dissi che tecnicamente aveva le qualita’ di Van Basten e gli fece vedere i movimenti in area e alcuni gol dell’olandese: lui capi’ cosa doveva fare e i risultati penso si siano visti”.

Capello, a Premium Sport, ha raccontato anche l’avvistamento e la scelta: “Io lo vidi per la prima volta quando allenavo la Roma e vidi che aveva grande tecnica. Quando andai alla Juve chiesi di acquistarlo perche’ ritenevo che un giocatore con la sua prestanza fisica e le sue qualita’ tecniche non l’avevo mai visto“.

“Dopo un mese – racconta ancora Capello – capi’ che non calciava benissimo e che non era fortissimo di testa. Lui e’ un ragazzo molto orgoglioso e lavoro’ tutti i giorni per migliorarsi. Un’altra cosa che non aveva nel dna era il gol, lui si divertiva di piu’ a fare assist, ma mi segui’ sul mio consiglio di essere piu’ cattivo sotto porta e divento’ anche un goleador: e’ umile e orgoglioso perche’ a lui piace essere il numero uno”.