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Sergio Parisse Italia, Greig Laidlaw Scozia. Rugby 6 Nations - 6 Nazioni Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto

L’addio a Roma 2024 porta con sé anche la rinuncia ai mondiali di rugby 2023. L’Italia era candidata ad ospitare la decima edizione della manifestazione più importante della palla ovale – che si terrà un anno prima dei Giochi olimpici – ma come ha spiegato Alfredo Gavazzi, presidente della federazione italiana di rugby, non si andrà avanti. “Da sempre strettamente collegata a quella delle Olimpiadi di Roma 2024, la candidatura alla decima edizione della Rugby World Cup non ha più le condizioni per proseguire, così come convenuto con il governo ed il CONI”, ha spiegato il Presidente della FIR.

 

Ospitare la World Cup avrebbe “portato indubbi benefici e necessarie migliorie negli stadi italiani e siamo consapevoli di perdere una fantastica opportunità per radicare ancor più i nostri valori ed il nostro sport nel tessuto sociale italiano”, ha sottolineato Gavazzi in una nota. “Ma dobbiamo prendere atto di come ad oggi non vi siano le basi per continuare questo percorso“.

La scelta di rinunciare all’organizzazione del torneo è stata presa di comune accordo con Palazzo Chigi e con Giovanni Malagò, numero uno dello sport italiano. Per lui Gavazzi ha parole dolci perché gli riconosce il merito di “aver sostenuto la candidatura sin dai suoi primissimi passi: sappiamo che condivide la nostra delusione per un’opportunità perduta”.

Se l’Italia avesse proseguito il percorso di candidatura e si fosse aggiudicata l’organizzazione del torneo, ad ospitare i 48 match della Coppa sarebbero state undici città italiane: Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Udine, Padova, Bari, Napoli e Palermo. La Capitale sarebbe stata l’unica ad avere due stadi dedicati al rugby – Olimpico e Flaminio – e avrebbe potuto sfruttare la chance per migliorare i propri impianti. E invece, dopo la rinuncia olimpica arriva anche questo stop a rallentare il rilancio dello sport made in Italy.