Assemblea soci Milan bilancio 2015, giornata ad alta tensione a Casa Milan: durante l’assemblea per l’approvazione del bilancio 2015 non sono mancate le critiche alla società rossonera.

Protagonisti i piccolo azionisti del club, mai come oggi attivi durante l’assemblea che ha approvato il bilancio al 30 dicembre 2015, con una perdita consolidata di 89,3 milioni di euro. Molte le domande da parte dei piccoli azionisti alcune anche con note polemiche («Da cinque anni siamo una barzelletta che non fa nemmeno ridere»), talmente tante che l’Amministratore Delegato Adriano Galliani (assente invece l’altro AD rossonero, Barbara Berlusconi) si è trovato costretto ad interrompere l’incontro per poter studiare al meglio le risposte da dare, una prima volta in più di 30 anni di presidenza Berlusconi.

Tanti gli argomenti toccati, dal numero dei dipendenti (ritenuto dagli azionisti troppo alto, anche in confronto alle altre società) alla questione procuratori passando per la vicenda stadio, Casa Milan e la diminuzione dei ricavi. Domande alle quali l’ad rossonero ha risposto in maniera forse fin troppo elusiva, dopo essersi confrontato con gli altri membri del CdA (compresa la stessa Barbara Berlusconi): «Il progetto Casa Milan rientra in una strategia di diversificazione dei ricavi e in questi primi mesi ha già fatto registrare 600 mila presenze, ha prodotto un fatturato di 6,4 milioni di euro, contribuendo alla valorizzazione del brand – le parole di Galliani -. Un risultato più che positivo visto che siamo in una fase di start up. Anche lo Stadio al Portello rientra in questa strategia, non si è potuto realizzare, ma quello di uno stadio di proprietà resta un obiettivo della società. Non esistono i presupposti per un accantonamento in bilancio per la causa intentata da Fondazione Fiera, è stato ritenuto “non probabile” un pronunciamento a noi contrario».

Assemblea soci Milan bilancio 2015, le risposte di Galliani

Galliani ha inoltre affermato che «il costo degli agenti sono elevati per tutte le società di alto livello, nel costo del bilancio dei giocatori va inserito anche la percentuale degli agenti. Esiste un piano della società per i tesserati. Per quel che riguarda i tecnici non si possono fare confronti con altre società perchè ciascuna di esse ha una storia diversa. I costi per lo stadio di San Siro sono stati necessari per potervi disputare la finale di Champions League», provando poi infine a rassicurare tutti: «Il Cda sta facendo di tutto per sovvertire il trend negativo della squadra».

Risposte che sono servite, stando ai piccoli azionisti, solo a verificare l’inadeguatezza di chi dirige il Milan. Tanto che in blocco l’Associazione Piccoli Azionisti, guidata dagli avvocati Edoardo Barone e Giuseppe La Scala, ha deciso di votare contro l’approvazione del bilancio 2015, ovviamente in seguito approvato poiché Fininvest possiede il 99,93% delle quote. Inoltre gli azionisti hanno anche provato a modificare la composizione del CdA, proponendo, accanto a quello voluto da Fininvest stessa (con i vari Galliani, Barbara Berlusconi ecc) un CdA con, tra gli altri, ex rossoneri come Gianni Rivera, Paolo Maldini, Clarence Seedorf, Zvonimir Boban e Demetrio Albertini, accanto a personalità di spicco dell’ambiente milanista. Anche qui, una prima volta, come ammesso dallo stesso Galliani.

Ad essere approvata è stata la proposta di Fininvest, con sette amministratori (Barbara Berlusconi, Paolo Berlusconi, Leonardo Brivio, Pasquale Cannatelli, Giancarlo Foscale, Leandro Cantamessa e Adriano Galliani) e un emolumento complessivo di 3,025 milioni di euro lordi.

Assemblea soci Milan bilancio 2015, le reazioni

Decisioni che non hanno certo accontentato i piccoli azionisti del Milan. «Manifestiamo, come i tifosi e gli appassionati, grande perplessità su questa gestione, che anche oggi ha dimostrato di essere inadeguata – ha dichiarato l’avvocato Giuseppe La Scala, vicepresidente dell’Associazione Piccoli Azionisti Milan -. In mezzora abbiamo fatto una dozzina di domande puntuali, abbiamo sperato che un’ora e mezza di sospensione arrivassero delle risposte, ma è venuta fuori una tiritera assurda». 

«Vi è sembrata un’assemblea di una società trasparente, che ha dei progetti? Gli abbiamo fatto domande sui progetti per i ricavi e per il marketing, la risposta è stata che “da 40 anni il Milan ha delle linee guida” – ha proseguito La Scala -. E il danno che è stato fatto con l’Haka? Qualunque studente di marketing della Bocconi al primo anno sa che non si associa un simbolo sportivo ad una parodia, e invece affidano il simbolo chi lo utilizza per fare una roba che ha lasciato sbigottito lo stadio e il giorno dopo ci ha fatto ridere dietro da mezzo mondo».

Sulla vicenda procuratori, La Scala ha poi aggiunto che «Quando chiediamo di fare quello che fanno le società quotate, cioè di mettere pubblicamente a bilancio il costo dei calciatori, compresi gli oneri dei procuratori, la risposta è “Non ci confrontiamo con le società quotate in borsa, perché le società quotate in borsa hanno obblighi di trasparenza”, quindi fanno restare all’oscuro i tifosi e l’opinione pubblica rispetto ai conti. Ditemi voi se è un comportamento da guida illuminata. Affidereste la gestione del vostro condominio a gente così? Io no».

Di particolare attenzione anche la vicenda stadio, con lo scontro tra Fondazione Fiera e il Milan: «La società ha fatto tre rialzi, grazie ai quali ha allontanato gli altri competitor. Dopo questi tre rilanci il Milan ha fatto uscire sulla stampa che dello stadio non gli importava più – le parole di La Scala -. Fondazione Fiera si è incazzata e ha chiesto al Milan di ragionare sui costi d’uscita, e il Milan si è rifiutato, non volendo nemmeno conciliare, così Fiera ha fatto citazione per 36 milioni, si va in causa. Il Milan si fa fare un parere da un avvocato per sentirsi dire se questo rischio era remoto, poco probabile o certo. Siccome l’avvocato ci ha detto che il rischio era poco probabile, noi non mettiamo via nemmeno una lira, non c’è stato nessun accantonamento, in barba ai principi di prudenza di redazione di un bilancio. Non vorrei essere nei suoi panni e in quello della società di revisione dei conti, se ci sarà una sentenza contraria al Milan. È un assurdo, se la società fosse quotata o vigilata questa cosa non sarebbe passata sicuramente».

Sui dipendenti, La Scala ha aggiunto che «abbiamo un costo medio per dipendente tesserato di quasi 900mila euro, quindi vuol dire che abbiamo un monte ingaggi molto alto. Ci era anche stato detto “non più pluriennali a ultratrentenni”, ora invece pare sia pronto il rinnovo ad un 32enne a costi elevati. Sono convinto che sul mercato si trovino calciatori che per 3,5 milioni l’anno quando sono in barriera e la palla gli passa sopra la testa sono capaci a saltare invece di piegare le ginocchia».

Infine, chiusura dedicata al CdA: «Abbiamo proposto 9 persone che abbiano un modo diverso di intendere questa società, ci cucchiamo invece i soliti ignoti, e parlo di ignoti perché l’assenza di diversi rappresentanti del CdA all’assemblea dei soci è metodica e sprezzante verso società e azionisti. I risultati qualcuno può sperare siano diversi rispetto al passato con gli stessi personaggi?», ha concluso La Scala.