Sta tenendo banco in questi giorni la polemica sul caro biglietti. Per i club una delle fonti di ricavo principali, per i tifosi il sacrificio necessario per poter assistere dal vivo alle gesta delle proprie squadre.

Ha fatto rumore la protesta del Borussia Dortmund, con l’ormai celebre lancio di palline da tennis. Così come le tante prese di posizione che in Inghilterra hanno portato il Liverpool a fare marcia indietro sulla scelta di mettere a 77 sterline il prezzo del biglietto.

Proviamo per un attimo ad uscire dalla retorica del low cost per i biglietti e – senza la pretesa di poter fornire una analisi del tutto esaustiva – aggiungiamo alla discussione un paio di altri elementi.

Il punto è che oggi vi è una richiesta altissima di tagliandi per assistere alla Premier league. E i club questo lo sanno. Situazione simile si ha in Bundesliga dove gli stadi sono spesso sold out, mentre ben diversa è la situazione in Italia (qui ci eravamo fatti qualche domanda), dove come ribadiamo anche in un pezzo odierno siamo all’allarme rosso.

L’abbassamento dei prezzi nelle Leghe che oggi hanno una richiesta altissima creerebbe una corsa folle all’aggiudicazione. Ricordiamo ad esempio che per avere un season ticket del Manchester City esiste una lista d’attesa per entrare nella quale si versano 100 sterline al club in anticipo. Quanto in anticipo? Anche l’anno prima.

Altro aspetto. I club sanno che i biglietti che loro vendono a 40, 50 o 60 sterline spesso vengono rivenduti online (o per strada, ma cambia la forma, non la sostanza) a 100, 120 ma anche al doppio o al triplo del loro valore. Un big match arriva anche a 250 o 300 sterline (basta fare un giro sui molti siti Internet che li offrono).

Per capire bene il fenomeno bisogna conoscere come funziona la bigliettazione nel Regno Unito. In generale però bastano pochi elementi.

– innanzitutto la premessa: oggi la Premier League ha un riempimento medio degli stadi intorno al 95%. Di fatto i posti liberi rimangono invenduti per una questione “fisiologica”.

tra i biglietti più cari e quelli meno cari la forbice è molto ristretta (un esempio, una partita di Champions del Manchester United va – acquistando il biglietto presso il club – da 37 sterline a 53 sterline: il primo biglietto nella Ferguson Stand, terzo anello, il secondo e più caro è attaccato alla tribuna stampa). In questo pezzo avevamo fatto quest’estate un confronto tra i prezzi degli abbonamenti. In Italia la forbice è anche di 10 o 20 volte.

il prezzo dell’abbonamento è dato dal valore di una partita moltiplicato per il numero delle partite. Non si tratta di uno sconto sull’acquisto dei singoli biglietti (come in Italia) ma di una garanzia del posto, il vantaggio è quello di evitare di rimanere senza biglietto

– infine: in Premier League sono rari i club che non riescono a vendere tutti gli abbonamenti a disposizione (solitamente una cifra fra il 70 e l’80% del totale dei posti destinati ai tifosi di casa)

Da qui il calcolo matematico dei club: perchè rinunciare ad un margine superiore per un prodotto che sul mercato della domanda e dell’offerta (non ci interessa qui stabilire i confini della legalità ma solo la dinamica del prezzo) finisce per valere di più di quel che lo si fa pagare?

Avete mai provato ad acquistare un biglietto per vedere una partita di Premier League?

Se l’avete fatto probabilmente vi siete imbattuti in una serie di siti Internet che – anche due o tre mesi prima dell’evento offrono i biglietti per vedere queste gare.

Tre sono i tipi di siti: quelli ufficiali dei club, quelli dei rivenditori autorizzati e quelli del tutto slegati da un qualsiasi accordo commerciale ufficiale con i club (o la Lega).

Il funzionamento dei primi è subito detto: il tifoso paga una membership card ad inizio stagione e può acquistare da uno a quattro o sei biglietti (in base alla partita). Non c’è nessun controllo e nessun limite si può anche essere in possesso contemporaneamente di quella del Manchester City e del Manchester United (io ad esempio).

Un dato non sfugga: queste card sono nominali, ma non paragonabili ai biglietti nominali all’italiana. In nessun modo vengono condotti controlli sull’identità di chi poi effettivamente entrerà con quel biglietto allo stadio, anche se in caso di intemperanze rilevate dalle telecamere interne quella sarà la persona che dovrà rispondere.

Il famoso rapporto Taylor del ’91 (quello che in Italia viene fatto passare come la grande battaglia vinta dalla Tatcher contro gli hooligans, ma che tale non è visto che la Tatcher già aveva finito il suo mandato) prevedeva inizialmente i biglietti nominali, ma questi vennero poi giudicati lesivi della privacy individuale e quindi di fatto mai introdotti.

A me è capitato recentemente di prestare la card del City ad un amico a cui per 36 sterline (50 euro circa, primo anello, posizione angolare) ho acquistato il biglietto della sfida con il Leicester il giorno prima del match. La disponibilità sul sito della squadra in quel momento era di soli tre biglietti rimasti, mentre su molti altri siti si potevano trovare tagliandi a prezzi moltiplicati di 4 o 5 volte rispetto a quanto da noi pagato.

I secondi sono siti autorizzati che lavorano coi club per la vendita in via ufficiale. Solitamente le prevendite si aprono 4 settimane prima del match e questi siti avvertono il tifoso che ne fa richiesta della disponibilità di biglietti.

Vi sono poi dei siti che riescono ad entrare in possesso di biglietti anche molte settimane prima del match. Ma come è possibile se i biglietti sono in vendita solo 4 settimane prima a livello ufficiale?

Lo scorso anno mi è capitato di acquistarne un paio a 135 sterline l’uno su uno di questi siti a nome di due amici che volevano vedere Liverpool – Newcastle calendarizzata ad inizio aprile. Data dell’acquisto online: fine gennaio.

Come è possibile che questo accada?

E’ presto detto. Molti titolari di membership card (spesso abbonati di lungo corso della squadra) mettono a disposizione di questi siti le loro disponibilità in termini di acquisto dei biglietti (solitamente 4-6 a partita) ed i biglietti stessi vengono preventivamente messi in vendita online.

Questo naturalmente non accade per tutti i tipi di squadre (per la Championship o le leghe minori è facile trovare i biglietti al botteghino il giorno della partita) ma soprattutto per quelle più gettonate.

Nella fattispecie i biglietti d’entrata erano in realtà due abbonamenti messi a disposizione dei miei amici che – anzichè essere spediti per posta all’indirizzo da noi indicato (un fantomatico corriere doveva arrivare tre giorni prima del match) – vennero invece consegnati loro in un pub vicino ad Anfield direttamente dal possessore degli abbonamenti (che guarda caso era anche il titolare della tessera) che a fine partita vennero restituiti al bancone del bar come da accordi presi.

Ora, non si vuole qui – ripeto – definire quel che è legale o meno né tantomeno dare un giudizio: l’intento è quello di aggiungere elementi da cui ognuno può trarre le proprie conclusioni grazie ad un quadro più completo della situazione.

Quel che è chiaro è che davanti all’esistenza di un florido mercato delle rivendite, che difficilmente può essere sradicato tout court, i club provano ad agire di conseguenza rendendo quanto meno più oneroso l’approvigionamento di biglietti e più alto il rischio legato all’invenduto, ma soprattutto minore il margine dei rivenditori e maggiore il proprio guadagno sulla vendita dei tagliandi.

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