Caso Deportivo Maldonado, c’è del losco in Uruguay. Parliamo infatti di un semi-sconosciuto club della seconda divisione uruguaiana che, però, compare spesso nelle trattative di mercato, ultima quella che ha riguardato Jonathan Calleri, attaccante del Boca Juniors che sembrava in procinto di trasferirsi in Italia, prima di scegliere il San Paolo. E che è nel mezzo, come la società, di alcune strane triangolazioni, come riporta la Gazzetta dello Sport nel suo inserto Extra Time. 

TPO (Third Party Ownership), TPI (Third Party Investment), queste le parole usate spesso parlando del Deportivo Maldonado. Perché le trattative in Sudamerica hanno funzionato così a lungo, ed è qualcosa di difficile da cambiare, nonostante i divieti della Fifa. Così il mercato si è evoluto, in mezzo si mettono anche società ponte. E proprio questa sembra essere il Depor: una piccola squadra uruguaiana di Maldonado (60mila abitanti), che oggi vivacchia in seconda divisione (2/300 spettatori), ma che viene usata per aggirare anche le questioni fiscali, come ha ricostruito Bloomberg in un’inchiesta del 2012.

Caso Deportivo Maldonado, una partita  del Depor all'Estadio Centenario
Caso Deportivo Maldonado, una partita del Depor all’Estadio Centenario

La svolta per il Depor arriva nel 2010: presidente e patron della società diventa Malcolm Caine, che acquista il club con soldi che arrivano dal gruppo Stellar, fondo d’investimento inglese collegato anche al trasferimento di Bale al Real Madrid. Dall’Uruguay iniziano così a transitare alcuni giocatori che in realtà non mettono mai piede in campo con la maglia del Maldonado. Giusto per fare i nomi dei più conosciuti, parliamo di Alex Sandro, Allan, Piris e lo stesso Calleri, ma anche Estigarribia e Da Silva. Tutti con 0′ ufficiali in Uruguay, nonostante questo però il Depor ha incassato soldi per le loro cessioni.

Caso Deportivo Maldonado, gli affari in uscita del club
Caso Deportivo Maldonado, gli affari in uscita del club

Il più costoso è stato Alex Sandro, ceduto al Porto per 9,6 milioni di euro nel 2011/12 (mentre era stato acquistato per 2 milioni nel 2009 e girato in prestito al Santos). Poi due affari riguardanti l’impero dei Pozzo, con Piris acquistato la scorsa estate dall’Udinese per 3,5 milioni (ma prima era transitato anche per la Roma) e Allan passato al Granada nel 2012/13 per 3 milioni. Infine Calleri (pagato 11 milioni dal Boca Juniors e ceduto per 1 al San Paolo a gennaio in prestito fino a giugno) e Estigarribia (venduto alla Juve per 500mila euro poi alla Sampdoria per 700mila, prima di andare in prestito infine a Chievo e Atalanta), mentre Willian José da Silva è passato addirittura al Real Madrid (in prestito, ora è al Las Palmas, sempre in prestito dal Maldonado). Giri di soldi importanti per chi non ha mai giocato con la squadra uruguaiana, e per Bloomberg c’è anche una questione fiscale, visto che i trasferimenti a Montevideo e dintorni sono tassati molto meno che nel resto del mondo.

Caso Deportivo Maldonado, le altre società

Il Deportivo Maldonado, comunque, non è l’unico caso: in Sudamerica non mancano altri esempi di società ponte per il calciomercato, come gli uruguaiani del Fenix, che fecero da tramite tra Boca Juniors e Genoa per Roncaglia, oppure l’Institucion Atletica Sud America, sempre uruguaiana, protagonista del passaggio di Osvaldo al Porto. «Non facciamo alcuna triangolazione, è tutto legale», le parole di Federico Alvira, presidente in loco del Deportivo Maldonado.