La vendita del Milan (48% per 480 milioni) a mister Bee Taechaubol rimane avvolto da una parte dal mistero e dall’altra da dubbi sulla reale natura dell’operazione. A tornare all’attacco oggi è Il Fatto Quotidiano che ricostruisce il ruolo della Tax & Finance (T&F) di Lugano.

Il 14 ottobre scorso – scrive il Fatto – con un comunicato dalla Thailandia mr. Bee sgombrava il campo esprimendo “totale fiducia nei confronti dell’operato di Gerardo Segat”, consulente che segue fin dall’inizio l’operazione.

Segat è presidente e fondatore di Tax & Finance creata con Paolo Di Filippo e Andrea Baroni. Quest’ultimo – che Mister Bee nel comunicato precisa “di non aver mai avuto occasione di conoscere” – si trova a San Vittore da sedici giorni con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

Nelle carte che hanno spedito Baroni in carcere, l’analisi sulle finalità della società scelta da Mister Bee per scalare il Milan, è spietata. T&F, secondo la ricostruzione dei pm Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi – è una struttura “a diposizione dei clienti italiani” che “permette di amministrare, fuori dai confini italiani, risorse finanziarie illecitamente ottenute e sottratte alla tassazione”.

In altre parole, l’attività degli advisor scelti da Mr.Bee “concerne sostanzialmente la creazione di strutture societarie off-shore destinate a gestire occultamente risorse finanziarie ovviamente generate in modo illecito”. Almeno stando a quel che scrive la procura.

Non si tratta di un singolo socio di T&F che viene invischiato in questa brutta faccenda, secondo la procura. Ma della natura stessa dello studio di Lugano. Nell’indagine che vuole definire anche l’esatto perimetro in cui si è svolta l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A del 2015-2018, insieme ad Andrea Baroni, sono infatti indagati per associazione a delinquere altri sei dipendenti T&F, compresi “altri soggetti da identificare o qui non citati”.

Secondo quanto sta emergendo dalle indagini affidate al Nucleo di polizia tributaria, le operazioni dei senior partner e degli expert partner – vale a dire i dirigenti e i quadri – di T&F restano coperte dal massimo riserbo grazie anche “all’adozione da parte dei clienti, ma soprattutto degli operatori della fiduciaria, di accorgimenti, al fine digarantirela riservatezza inordine alla natura dei rapporti in essere”.

E se la privacy è un aspetto più che comprensibile quando si tratta di operazioni finanziarie, diverso è il discorso sulle finalità delle operazioni e dei servizi messi a disposizione dei facoltosi clienti.

“E’ emerso in modo piuttosto evidente – scrivono ancora gli inquirenti nelle carte che hanno portato all’arresto di Baroni – come T&F gestisca una fitta rete di clientela italiana alla quale offre soluzioni estere – anche attraverso veicoli off shore – per la collocazione di risorse finanziarie evidentemente non dichiarate e trasparenti”.

Che siano operazioni di evasione, viene dato per sicuro dagli stessi investigatori. “Il carattere illecito delle operazioni di T&F può essere desunto non solo dall’intrinseca natura delle stesse, ma anche per il linguaggio usato”. Ovviamente, non è solo dal linguaggio e dagli strumentiutilizzati che i finanzieri ricostruiscono le vere finalità della struttura messa in piedi da Baroni. Ma anche dai contenuti delle comunicazioni e dai loro riscontri investigativi. T&F – sempre seguendo il canovaccio dell’accusa – “viene costituita e organizzata sicuramente per offrire servizi illegali su vasta scala alla clientela italiana, desiderosa di mettere al sicuro denaro frutto di evasione”.

Bee non conosce Baroni, nonostante il commercialista esperto in operazioni finanziarie estero su estero, “risulti membro del Board of Directors di T&F”, e “l’attività di intercettazione ha confermato la posizione di vertice di Baroni”, nella stessa T&F.

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