I padroni di casa non hanno dovuto fare molti chilometri: una volta eliminati, i maestri inglesi sono rimasti lì. E così ha fatto anche il pubblico, che non ha abbandonato la competizione.

Il Mondiale di rugby si conferma per quello che doveva essere, fino ad ora: un gran bel successo. A cominciare dal riempimento degli stadi. Per la gioia degli organizzatori e degli sponsor, che molto hanno investito in un torneo che sebbene non possa competere con quello di calcio, può considerarsi ormai evento globale in tutto e per tutto.

Di fatto, solo una grande è uscita dalla lotta per i quarti: l’Inghilterra prima di tutto, sbattuta fuori con una brutalità da mischia già al primo turno. Fuori anche l’Italia, in un girone non abbordabile.

La presenza delle altre big, tra cui i campioni uscenti della Nuova Zelanda, fa sì che il Mondiale sia stato un successo a livello di pubblico, prima di tutto. Mentre i rivenditori, dopo l’uscita dell’Inghilterra, hanno dovuto abbassare drasticamente i prezzi dei gadget, quello che all’inizio sembrava un torneo pregiudicato dall’alto prezzo dei biglietti si sta rivelando invece molto proficuo.

I numeri del successo

Insomma né i prezzi né l’uscita dei padroni di casa al primo turno, fatto mai accaduto negli altri Mondiali della palla ovale, hanno danneggiato una competizione che presenta un primo numero importante. “Negli stadi c’è stata un’occupazione media del 97%”, secondo il dato di Stephen Brown, manager della World Cup 2015. Un successo atteso, sia al vivo che in tv, passando per il web. Bernard Lapasset, presidente di World Rugby, lo aveva anticipato alle porte del Mondiale: “La nostra strategia ha favorito una forte copertura in chiaro, anche rispetto ad accordi più lucrativi con le pay tv, in mercati strategici come India, Brasile, Usa e Cina”.

Ecco che così è nato il torneo delle 23mila ore di immagini, contro le 15mila dell’edizione del 2011, con 209 Paesi raggiunti grazie al lavoro di 100 broadcaster ufficiali che potranno raggiungere fino a 700 milioni di case sparse per il pianeta. Alcuni dati sono impressionanti, come i 25 milioni di giapponesi che hanno visto la propria nazionale battere Samoa. O gli oltre 11 milioni di inglesi per il match contro il Galles.

Certo, la presenza delle grandi squadre aiuta. In tv e nelle arene delle mischie. Basti pensare che a Wembley, che di solito è il tempio del pallone calciato con i piedi, per il match tra Nuova Zelanda e Argentina, è stato raggiunto il record di spettatori: 89.019, contro gli 82.957 raggiunti per la finale del Mondiale 2003 a Sidney, quando fu proprio l’Inghilterra a vincere, prima e unica squadra dell’emisfero boreale.

Ma c’è un altro record infranto, quello dei biglietti venduti. Nonostante il prezzo medio sia stato come calcolato come il più alto della storia della competizione, è stato scavalcato il muro dei 2,35 milioni di ticket staccati, contro i 2,25 di Francia 2007, edizione che deteneva il record. Il tutto per un incasso che ha superato i 200 milioni di sterline. E se per la fase a gironi era rimasto qualcosa di invenduto, per la fase finale, quella dei quarti di finale che scatta questo week end, non è rimasto un posto libero.

E poi, ci sono i dati del successo online, con 120 milioni di persone che ha fatto almeno una volta clic sui profili social del Mondiale, i 2 milioni di download della app ufficiale e le 60 milioni di views dei video.

Il programma dei quarti

Assenti l’Italia e l’Inghilterra, come detto, il torneo entra nel vivo con la fase a eliminazione diretta. Si comincia sabato 17 ottobre con Sudafrica-Galles e Nuova Zelanda-Francia, riedizione dei quarti 2007 in cui vinsero i padroni di casa transalpini. Domenica Irlanda-Argentina e Australia-Scozia.

Tutti attendono gli All Blacks, veri e propri miti della palla ovale, che sono arrivati da favoriti in Inghilterra dopo aver vinto l’ultimo mondiale, quello in casa. Ma soprattutto il promo tempo dell’esordio in coppa contro l’Argentina ha lasciato un po’ perplessi gli addetti ai lavori. La squadra si è comunque qualificata e ora che il gioco si fa duro, i galletti li aspettano al varco. Comunque vada, sarà un successo di pubblico. In attesa di Giappone 2019, nuova meta della palla ovale. 

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