Tre filoni per una verità. Questo sta emergendo intorno alla inchiesta sulla gestione dei diritti tv del calcio italiano e che ha portato all’arresto in Svizzera del fiscalista Andrea Baroni della Tax and Finance di Lugano.

Baroni è finito a San Vittorie non per le vicende dei diritti tv o dei bilanci delle squadre di A (né tantomeno per la trattativa sul Milan del magnate asiatico Bee Thaechaubol, al quale la Tax and Finance sta fornendo consulenza) ma per le operazioni di impiego di capitali contestate come «associazione a delinquere» finalizzata al “riciclaggio di denaro di provenienza illecita”, soprattutto da evasione fiscale, di imprenditori italiani poco noti, ma molto ricchi.

Poco a poco si comincia a mettere a fuoco che, per la parte di fascicolo che a carico di alcuni degli indagati ipotizza il già noto reato di «ostacolo all’attività dell’autorità di vigilanza», l’autorità in ipotesi ingannata sarebbe la Covisoc, cioè la Commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio, e non l’Antitrust garante della concorrenza, che pure in maggio, con riferimento alla gara per la vendita dei diritti tv del calcio di serie A e B, aveva avviato accertamenti su eventuali condotte potenzialmente restrittive della concorrenza concordate fra gli operatori Sky, Mediaset, Lega Calcio e Infront Italy, l’advisor di Lega Calcio.

Mentre Infront sostiene di non aver «mai intrattenuto alcun rapporto con la Tax and Finance», la Procura milanese ipotizza che siano state utilizzate complicate operazioni finanziarie all’estero per fare il maquillage ai sofferenti bilanci di qualche squadra di calcio di serie A, che altrimenti avrebbe avuto problemi a farli rientrare nei parametri pretesi dalla Covisoc per dare l’ok per l’ammissione ai campionati. Tra le altre il Sole 24 Ore ha segnalato due operazioni di abbattimento dei debiti di Bari e Genoa.

L’asta per i diritti tv per il campionato in corso e per quelli dei prossimi due anni, invece, è l’oggetto vero e proprio dell’altro filone di indagine per «turbativa d’asta» e «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente».

In questo caso, stando a quanto riportato nelle motivazioni delle richieste di documenti, l’ipotesi è che la Infront di Marco Bogarelli (indagato così come Andrea Locatelli, altro consigliere di amministrazione di Infront e Giuseppe Ciocchetti) insieme ai dirigenti di Rti (gruppo Mediaset) Marco Giordani e Giorgio Giovetti, «abbia turbato il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto dei bandi», e «il corretto e imparziale svolgimento delle gare», per «condizionare le modalità di scelta, violando i canoni di trasparenza e leale concorrenza».

La commercializzazione all’estero di questi diritti tv è stata poi affidata dalla Lega Calcio a Mp & Silva Group, che in questi giorni è stata oggetto di perquisizione.

2 COMMENTI

  1. E’ incredibile come una elezione di un presidente della figc fatta attraverso un chiarissmo scambio clientelare, non sia sottoposta ad indagine della magistratura penale che invece mise nell’obbiettivo gli inteventi da bar sport di Moggi al processo di biscardi .
    Questa è l’Italia

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