Bilancio Inter 2015 – È durato circa due ore il consiglio di amministrazione dell’Inter chiamato ad approvare bilancio Inter 2015. Secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, che non aggiunge però ulteriori dettagli, il rosso di bilancio sarebbe di circa 90 milioni. Se così fosse sarebbero pertanto confermate le attese degli ultimi giorni che indicavano proprio in 90 milioni il risultato negativo del club nerazzurro.

All’approvazione del bilancio Inter 2015 erano presenti, oltre al presidente Erick Thohir, tutti i consiglieri: Soetedjo, Ferguson, Volpi e Bolingbroke (in rappresentanza dell’uomo d’affari indonesiano), i banchieri Gerardo Braggiotti e Alberto Manzonetto e l’avvocato Roberto Casati (questi ultimi tre in rappresentanza dell’ex presidente Massimo Moratti, azionista del club con il 30%).

Il bilancio Inter 2015 sarà ora sottoposto alla ratifica nell’assemblea degli azionisti che dovrebbe tenersi entro la fine del mese di ottobre. Se le cifre riportate dall’Ansa saranno confermate (finora il club non ha emesso alcun comunicato ufficiale sui conti) si tratterebbe di un risultato negativo davvero importante considerato che nel prospetto del bond da 300 milioni (che poi non fu collocato) l’Inter aveva indicato come perdita attesa per il bilancio Inter 2015 un rosso di 43,9 milioni (la metà rispetto ai 90 milioni indicati in questi giorni dalla stampa).

Bilancio Inter 2015 – I vincoli del Fair Play Finanziario

Sebbene fonti molto ben informate, alla vigilia del cda, abbiano indicato come “astronomica” la previsione di una perdita di 90 milioni di euro, se il passivo sarà davvero così pesante, la spiegazione potrebbe essere ricercata nella necessità del club di spesare nel passato esercizio costi non ricorrenti ed eventuali svalutazioni di asset per non appesantire eccessivamente il bilancio 2016, il primo che rientra nel periodo relativo al settlement agreement con l’Uefa e che dovrà chiudere con un rosso massimo di 30 milioni di euro.

Da questo punto di vista, come già sottolineato più volte su Calcio&Finanza, la qualificazione alla prossima edizione della Champions League diventa cruciale in termini finanziari per l’Inter che questa estate ha condotto una importante campagna di rafforzamento sul mercato i cui costi sono tuttavia stati spostati, almeno in parte, sul bilancio 2016/17, quando nella speranza del management e dei tifosi, la squadra guidata da Roberto Mancini (oggi al primo posto in Serie A a punteggio pieno) sarà tornata in Champions beneficiando così dei ricchi premi della competizione.

A Bollingbroke le deleghe che erano dell’ex dg Fassone

Il cda dell’Inter ha approvato anche la nuova struttura delle deleghe manageriali dopo l’uscita di Marco Fassone dal ruolo di direttore generale. Per il momento il ceo Michale Bolingbroke avrà tutti i poteri, comprese quelle dell’area sportiva che erano di Fassone, ma Piero Ausilio e gli uomini di fiducia del direttore sportivo rimarranno al loro posto. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Corriere dello Sport, il vicepresidente Javier Zanetti dovrebbe partecipare in maniera ancora più attiva alla scelta dei giocatori insieme a Mancini e a Bolingbroke. In questa prima fase non arriverà un nuovo dg anche se ieri in tribuna Thohir ha incrociato Gardini del Verona, uno dei candidati a sbarcare a Milano. James White sarà invece il supervisore della Pinetina, David Garth “controllerà” San Siro.

5 COMMENTI

  1. Quello che avevo previsto in un commento di giugno si è verificato e si verificherà molto probabilmente anche che l’inter non rispetterà il passivo di max 30 milioni nel bilancio di quest’anno imposto dalla uefa a meno che non realizzi una mega plusvalenza nel mercato di gennaio. Senza considerare il fatto che sicuramente non rispetterà il punto di non aumentare il monte ingaggi considerando gli stipendi di kondogbia (4-4,5), melo (3), miranda (2,5), ljiaic (2,5), perisic (2,5-3), jovetic (4) e il rinnovo di icardi al quadruplo rispetto a quello che prendeva lo scorso anno ed il futuro rinnovo con aumento ad handanovic.

  2. lasciando stare da una parte il fair play finanziario, chi ripiana scusate?
    Comunque vi rendete conto che in Italia nessuno pubblica una indagine su quanto l’azionista di maggioranza della Juventus ovvero la famiglia Juventus sia itnervenuta con proprie risorse rispetto i corrispettivi azionisti di Inter, Milan Roma, Fiorentina, ecc.
    Nessuno ha il coraggio di scrivere, che la Juventus è detenuta da ‘azionista che al lordo dell’incasso della quotazione in Borsa ha messo nella Juventus 0 euro.
    E da qui derivano le difficoltà della Juventus e del suo attuale e precedente management ma soprattutto della triade che era costretta a fare le nozze con i fichi secchi ed inevitabilmente si è trovata a dover attuare una gestione border-line. Però poi di mezzo ci è andata la Juventus e i loro tifosi.
    Rapportando la dinamica al calcio di oggi, ci troviamo quindi di fronte a duna Juventus hche ha avuto nello stesso esercizio un piccolo attivo di bilancio e un Inter con un passivo di circa 90 milioni. Capovolgendo i due passivi, l’Inter non avrebbe mai potuto costruire una squadra che si sta avviando forse a vincere il campionato, mentre la Juventus con un passivo di 90 milioni avrebbe vinto forse la Champions lo scorso anno e avrebbe potuto avere oggi una squadra molto più forte dell’attuale magari non rischiando nemmeno l’ingresso in Champions come sta accadendo.

    • 1) Tohir non ripiana ma presta soldi all’Inter caricandola di debiti.
      2) Tu credi che il mecenatismo debba essere la regola – meno male che non è così.
      3) Se ricordo bene dal 2006 in poi per la Juve ci sono stati due aumenti di capitale sostenute dall’Exor.
      4) Non basta di certo investire 100 milioni in più per diventare una delle favorite per la ChL.
      5) Pensare “purtoppo la Juve non è gestita come l’Inter” è davvero allucinante!

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