stadio milan, Pisapia

Colpo di scena nella vicenda relativa al progetto per il nuovo stadio del Milan al Portello. Dopo 6 mesi di trattative, caratterizzate da rilanci importanti per sbaragliare la concorrenza delle altre due cordate che avevano preso parte alla gara indetta dalla Fondazione Fiera Milano, il club rossonero avrebbe fatto marcia indietro. Secondo quanto riportato nelle pagine milanesi del Corriere della Sera, con una mail a firma Barbara Berlusconi, inoltrata nel tardo pomeriggio di ieri al presidente della Fondazione, Benito Benedini, il club si sarebbe “rimangiato” alcuni degli impegni che erano stati presi nel corso della gara proprio per avere la meglio sugli altri pretendenti all’area del Portello.

Erano giorni che la Fondazione aspettava di ricevere controfirmata la lettera dove aveva riassunto tutti gli impegni presi dal Milan in fase di aggiudicazione della gara. Il giorno «X» doveva essere il 27 luglio, lunedì: ma poi il consiglio di amministrazione fissato ad hoc dal Milan sullo stadio era stato posticipato di una settimana, a ieri. Forse per lasciare ampie manovre alle trattative in corso con Bee Taechaubol.

Domenica però s’è chiuso l’accordo col nuovo socio tailandese. E cosa ne è dunque dello stadio?  Il verdetto sta in quelle due pagine fitte, siglate da Barbara Berlusconi. Dove paiono disattesi molti degli impegni scritti «già assunti per vincere il bando». In particolare il più critico, quello sui costi di bonifica.

Il Milan, messo alle strette, alle ultime battute della sfida aveva garantito la manleva totale. Ora fa marcia indietro: «Gli esperti hanno valutato (…) una spesa onerosa oltre le attese (…). Dobbiamo limitare il costo a nostro carico».

Trattativa (tardiva) sul prezzo? O modo per sfilarsi, un ritiro a sorpresa su cui hanno pesato l’opposizione di Fininvest e la freddezza di Bee che nel suo soggiorno milanese? O magari: ci sono trattative parallele in corso?

Tra le alternative al Portello, il Milan considerava ad esempio l’ex area Falck a Sesto. Un milione di metri quadrati che fanno capo ad un imprenditore privato (Davide Bizzi): cosa che renderebbe veloci i tempi per eventuali negoziati. Laddove invece per il Portello, con le autorizzazioni pubbliche richieste, il percorso si presentava fin da principio in salita.

Riserbo assoluto dall’ente, da cui ora si aspetta la risposta. C’è già un piano «B», se davvero il Milan uscisse di scena? Potrebbe rientrare Vitali con «Milano Alta»? O forse sarebbe indetta una nuova gara? E con quale penale, per il Milan? Da via Aldo Rossi arrivano parole che vorrebbero essere neutre, o persino rassicuranti, ma suonano invece significative: «Il consiglio d’amministrazione ha deliberato all’unanimità la valenza strategica del nuovo stadio». Non si esplicita dove: al Portello? Forse no.

Lo interpreto come una verifica sull’iter che sta andando avanti. Ma sarà mia cura approfondire con la squadra stessa il significato di questo passo”. Questo il commento dell’assessore allo Sport del Comune di Milano, Chiara Bisconti, a margine di una conferenza stampa sull’apertura di un cimitero per animali, commentando la notizia del passo indietro del Milan sugli impegni, tra cui la bonifica delle aree, da assumersi per la riqualificazione dell’area Portello su cui dovrebbe sorgere lo stadio del club rossonero. “E’ un passo di cui apprendo notizia dai giornali”, ha aggiunto, “Da quello che ho capito, si tratta di un accertamento. Sarà mia cura capire che tipo di accertamento stanno chiedendo“.