spagna esclusione mondiali 2018

Spagna, una nazione che come l’Italia ha risentito molto dei problemi economici europei e mondiali. Problemi economici che hanno portato negli ultimi anni ad un aumento della disoccupazione notevole.

Nonostante ciò, la Spagna può tirare un sospiro di sollievo proprio grazie al calcio perché è proprio grazie a questo sport che il tasso occupazionale di questa nazionale non decresce ulteriormente. In tanti hanno sempre discusso l’importanza di questo sport e di come influenzi, socialmente, culturalmente ed economicamente una nazionale eppure, dopo l’ultimo rapporto presentato dalla KPMG Sport, saranno in molti a cambiare idea sul calcio.

Infatti, secondo l’ultimo rapporto dell’agenzia KPMG Sport  reso noto solo pochi giorni fa, grazie al calcio in Spagna  nel 2013 sono stati creati quasi 145.000 posti di lavoro full-time. Questa è la conclusione principale e diretta da trarre dalla relazione che KPMG Sports  ha fatto per la Professional Football League riguardo l’incidenza di questo sport  sull’economia spagnola.

Con tale conclusione, questo studio mette in evidenza l’enorme potenziale del calcio come fonte di ricchezza per un paese che ha bisogno di trovare soluzioni per aumentare il tasso d’occupazione nazionale. Di questi 144 748 posti di lavoro generati in quell’anno, 66.438 sono stati creati direttamente; 60.639 indirettamente e corrispondono a più di 17.671 posti di lavoro indotti.

In ogni caso, il numero di posti di lavoro creati è leggermente inferiore a quello del 2012, quando il calcio ha fatto registrare posti di lavoro per 146.309 di persone, ma allo stesso tempo, il risultato ottenuto nel 2013 è ben al di sopra di quello ottenuto nel  2011 quando, l’impatto sull’occupazione è stato di 139.772 nuovi posti di lavoro.
Inoltre, sempre dall’ultimo rapporto dell’agenzia KPMG Sport, si evince chiaramente che il calcio è diventato una fonte di ricchezza per lo Stato spagnolo dato che nelle casse pubbliche sono entrati quasi 3milioni di euro da questo sport. Calcio che ha indotto ovviamente anche i fan a spendere fino a 2,8 milioni per il gioco d’azzardo e 515 milioni per abbonamenti alla pay-tv.

E in Italia? Il report stilato dalla FIGC in collaborazione con Deloitte parla chiaro: il calcio italiano produce un valore di costo pari a 4,3 miliardi di euro. Il mondo del pallone contribuisce alla crescita del PIL per una percentuale pari al 7%, garantendo un’occupazione a quasi 250mila persone.

La situazione, però, potrebbe presto diventare leggermente più incerta. Con il nuovo Decreto Dignità in atto, i grandi club legati a compagnie di gioco dobranno trovare altre sponsorizzazioni. La nuova normativa, infatti, vieta qualsiasi forma di promozione dei siti di scommesse e casino online AAMS, che pure operano in assoluta legalità (vedasi, a riguardo, la lista di operatori legali su CasinoPilota.it).

E se pensiamo che, in Serie A, 11 club su 20 hanno sodalizi commerciali con compagnie di gioco, il quadro è presto delineato. Parliamo infatti di ben 120 milioni di euro che, ogni anno, vengono destinati a fare pubblicità attraverso il calcio. A partire da giugno 2019, questi fondi dovranno essere reperiti in altro modo, altrimenti il mondo del calcio rischia di trovarsi in una situazione davvero spinosa. Con ripercussioni sull’intero sistema economico nazionale.

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