Il calcio inglese, soprattutto negli ultimi anni, ha attirato numerosi investitori stranieri, grazie ai ricchissimi accordi sui diritti televisivi e grazie ad una forte crescita dell’intero movimento. Secondo un’inchiesta effettuata dal The Guardian in collaborazione con l’organizzazioni Tax Justice Network, però ci sono 28 club, di cui 9 che militano in Premier League, detenuti grazie a fondi registrati all’estero

Ciò ha messo in allarme l’istituto fiscale, preoccupato per la lista dei paesi dove sono dichiarati i capitali sociali dei rispettivi proprietari. Tra questi infatti ci sono Bahamas, Isole Cayman e le Bermuda, tutte località conosciute per essere paradisi fiscali e per il fatto che applicano il segreto bancario. Secondo lo studio pubblicato dal The Guardian, la presenza di attività in località simili, aumenta sensibilmente il rischio di evasione fiscale contro l’Inghilterra. In questo modo i proprietari potrebbero evitare di pagare un importo di circa il 28%, legato alle plusvalenze realizzate in caso di vendita delle proprie attività.

L’autore della relazione per conto di Tax Justice Network, George Turner, ha dichiarato che: “C’è un serio rischio di evasione fiscale. Il calcio non è un business come gli altri, i paradisi fiscali non devono avere nessun ruolo nel calcio inglese“. Un portavoce del consiglio di amministrazione della Premier League invece ha detto che non bisogna preoccuparsi: “Nella maggior parte dei casi, i paesi dove si trovano i capitali sociali corrispondono alla nazionalità e al luogo d’origine dei proprietari”. Il consiglio della Premier League, interrogato sull’argomento, ha sottolineato come nell’ultima stagione i 20 club inglesi abbiano versato 1.3 miliardi di sterline di contributi fiscali. Nonostante ciò però, per esempio, suscita numerosi interrogativi il caso del Manchester United , che nel 2005 è stato acquistato dalla famiglia Glazer che ha attività negli Stati Uniti. Lo stesso proprietario però nel 2012 decise di ristrutturare il proprio capitale sociale trasferendolo alle Isole Cayman. Ora il club è di proprietà di un trust affiliato alle attività degli americani, ma lo stesso Glazer non ha mai voluto rivelare pubblicamente la situazione finanziaria e questo lascia più di un interrogativo

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