In cerca di un modello di ripartizione più equo, la Liga, per la suddivisione dei proventi da diritti Tv, potrebbe guardare alla Premier League, il modello che più di tutti, in Europa, privilegia e realizza il concetto di uguaglianza tra i club. Si attende infatti con impazienza (per la stagione ’16-17) una riforma che dovrebbe sostanziare una vera e propria rivoluzione in terra iberica: via il sistema di contrattazione individuale, dentro quello “collettivo” (o meglio, “centralizzato”), quello che attualmente caratterizza anche la nostra Serie A. Obiettivo dichiarato, per il campionato spagnolo, raggiungere quota 1,5 miliardi di euro di valore a stagione.

Un perfetto sistema di ripartizione

Ma come sarebbe davvero, e soprattutto, come cambierebbe lo scenario, in Spagna, con l’adozione del modello di contrattazione inglese? FutbolFinanzas, in questo senso, ha elaborato un interessante analisi, simulando che la distribuzione dei ricavi da diritti Tv (prendendo ad ipotesi, fra due stagioni, che il valore sia cresciuto fino a 1,5 miliardi) nella Liga avvenisse utilizzando il sistema di riparto in vigore Oltremanica. In questa maniera:

  1. Un 50% dei proventi diviso in parti uguali a ciascuna società del torneo iberico;
  2. Un 25% legato alla trasmissione delle gare in tv, giacchè nella Liga tutte le gare sono trasmesse live;
  3. il restante 25% in base alla posizione occupata da ciascuna squadra alla fine della stagione sportiva.

Considerando l’esito della stagione 2013-14, è curioso scoprire che, in testa alla “classifica”, vi sarebbe l’Atletico Madrid con un totale complessivo di ben 91,96 milioni di euro; alle sue spalle, ovviamente non troppo distanti, Barcellona (90,18 milioni) e Real Madrid (88,39). Fin qui nulla di strano. Interessante, però, è rilevare che il gap tra le posizioni di vertice e quelle di “centro” e di “coda” sarebbe effettivamente ridotto all’osso: ad esempio, nelle casse dell’Athletic Bilbao finirebbero ben 86,61 milioni, in quelle del Siviglia 84,82, in quelle del Villareal 83,04 e infine, in quelle della Real Sociedad 81,25, una cifra, questa, che non ottiene nemmeno in un triennio. Tuttavia, il dato più importante è un altro, ed è legato al rapporto “first to last” che, se oggi condiziona i rapporti di forza sul campo, in un domani non troppo remoto potrebbe non farlo più: è significativo mostrare come tra la prima e l’ultima della speciale “classifica”, Atletico Madrid, da una parte e Real Betis dall’altra, questo non sarebbe nemmeno di 1 a 2 (per il Betis, in ipotesi, 58,04 milioni). Per essere precisi, 1,58 a 1, un rapporto più che impossibile, inimmaginabile, con l’attuale sistema di riparto.

La posizione in classifica fa la differenza

A far la differenza, con una base comune legata per le gare in diretta (come detto, il 25% del totale, 18,75 milioni per ogni squadra) e alla suddivisione equa del 50% della posta in gioco, ovviamente i ricavi relativi al posizionamento in classifica (con una forbice tra il primo e l’ultimo di circa 34 milioni). Non si tratta di vera e propria utopia: tuttavia, il “modello Premier” configura un riparto fin troppo “statico” e fin troppo a scapito delle due “big” del campionato e, dunque, di improbabile realizzazione. Più facile che la logica rimanga la stessa con l’inserimento, però, di clausole di “compensazione” che assestino il rapporto first to last a 4 a 1 (dimezzando quello attuale): ad esempio, il riparto del 25% a seconda del numero degli abbonati, ricavi o numero di tifosi