Una fusione Mediaset Sky? Secondo il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, da sempre vicino sia a Silvio Berlusconi sia a Rupert Murdoch, è uno scenario che potrebbe concretizzarsi in un futuro non troppo remoto. “I gruppi di media in futuro con le piattaforme digitali dovranno trovare un accordo per operare in più settori”, ha affermato Ben Ammar parlando a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, “credo che qualcosa dovrà succedere anche in Italia tra Berlusconi e Murdoch e penso che in futuro si troverà un accordo”. “Io farei di tutto, se possibile perché ci sia una piattaforma e non due”, ha concluso Ben Ammar.

L’ipotesi di un’alleanza nel campo della televisione a pagamento tra il gruppo televisivo che fa capo alla Fininvest (che detiene anche il controllo del Milan) e il colosso europeo nato dalla fusione di BSkyB, Sky Deutschland e Sky Italia, è tornata a circolare con forza nelle ultime settimane in concomitanza con il conferimento delle attività pay del biscione nella nuova Mediaset Premium spa, al cui capitale partecipa anche la spagnola Telefonica con l’11,11%.

Secondo un recente report degli analisti di Mediobanca, istituto di cui Ben Ammar (leggi la biografia del finanziere) è consigliere di amministrazione in rappresentanza del finanziere francese Vincent Bolloré (azionista della banca di Piazzetta Cuccia e presidente di Vivendi), se il gruppo della famiglia Berlusconi e il broadcaster satellitare che fa capo a Murdoch mettessero fine alla lunga guerra mediatica di questi ultimi anni, «siglando un’alleanza, soprattutto sul lato dei diritti sportivi, ci sarebbero benefici per entrambi».

fusione mediaset sky
Tarak Ben Ammar

“Il settore della televisione a pagamento”, è la visione degli analisti di Mediobanca, “si sta evolvendo rapidamente sia a livello globale sia a livello continentale poiché l’interesse delle compagnie telefoniche per i contenuti premium sta aumentando quasi dappertutto. Ciò costituisce una notizia positiva per i broadcaster, dal momento che il valore degli asset pay potrebbe aumentare significativamente nel breve termine”.

Ma allo stesso tempo la concorrenza tra più operatori si sta traducendo in un significativo incremento dei prezzi per l’acquisto dei diritti, specie quelli relativi al calcio. Lo testimonia il recente esito della gara per i diritti tv della Serie A per il triennio 2015/2018, chiusa, nonostante i pasticci realizzati sul bando, con un incremento dell’incasso complessivo per i club di circa 100 milioni a stagione. Mediaset e Sky si sono infatti impegnati a versare ai club del massimo campionato nazionale 945 milioni a stagione contro gli 841 milioni messi sul piatto nel 2014/15 (erano 817 milioni nel 2012/13 e 829 milioni nel 2013/14).

Non solo, la competizione tra le due piattaforme si è tradotta anche in un forte incremento dei prezzi dei diritti tv della Champions League per il triennio 2015/2018. Mediaset si è infatti aggiudicata l’esclusiva per l’Italia della Champions per le prossime tre anni mettendo sul piatto 230 milioni a stagione, circa 700 milioni complessivamente. Il triennio 2012/2015 se lo era invece aggiudicato Sky, che aveva poi condiviso l’esborso con il biscione e con la Rai, per 190 milioni a stagione (570 milioni).

fusione Mediaset Sky

Ma è proprio l’incremento del valore dei diritti tv del calcio a minare alla radice la redditività delle due piattaforme satellitare. Se infatti i costi di gestione sono destinati ad aumentare, non è detto che gli abbonati e dunque i ricavi crescano alla stessa velocità. Proprio per questa ragione Mediobanca ritiene che una fusione Mediaset Sky possa contribuire a calmierare i prezzi dei diritti tv facendo aumentare di conseguenza la redditività.

Questo scenario sarebbe alquanto sconveniente per i club di Serie A, che avrebbero meno potere negoziale rispetto ad ora e potrebbero essere costretti ad abbassare le pretese. A meno che sul mercato non entri subito un altro player che possa riaccendere la concorrenza nel settore.

LASCIA UNA RISPOSTA:

Please enter your comment!
Please enter your name here