«Ben venga una decisione del genere»: l’allenatore del Milan Pippo Inzaghi vede in maniera positiva la riforma nei piani del presidente della Figc Carlo Tavecchio che pensa di limitare le rose a 25 giocatori con 8 provenienti dal vivaio.

«Lasciamo decidere i dirigenti, sono sicuro che faranno il bene del calcio italiano – è la premessa di Inzaghi durante la conferenza stampa alla vigilia della sfida con la Juventus -. Più giovani del vivaio ci sono e meglio è. Anche io venivo da un vivaio, ma so che non è facile mandare un giovane a San Siro. Il Milan comunque ha sempre 6-7 italiani in campo».

Una proposta che dovrebbe, in questo modo, poter rilanciare il ‘prodotto’ italiano, soprattutto a scapito dell’importazione selvaggia di stranieri di scarsa qualità nel nostro campionato. Un problema, questo, sollevato qualche tempo fa da Gigi Buffon, che sottolineò come l’acquisto indiscriminato di calciatori extraeuropei impedisse la crescita ai giovani talenti italiani.

Sul tema è intervenuto in precedenza anche Vincenzo Montella, secondo il quale il tetto dei 25 alle rose e gli 8 dai vivai fungessero in realtà ma mero palliativo al problema. Una visione dicotomica della questione perché, come sottolineato dal tecnico viola, è pacifico che la valorizzazione del settore giovanile italiano prescinde in realtà dal semplice numero dei giovanissimi portati in prima squadra.

Il riassetto e il resettaggio del calcio italiano dunque è giunto ad un bivio, soprattutto in relazione al rilancio di una nazionale che, dopo i disastri brasiliani, è chiamata al rilancio immediato e per farlo ha bisogno di un ricambio generazionale che, ad oggi, latita a causa di un sistema che tutto fa tranne che favorire la crescita dei prospetti più interessanti.

Fabio Colosimo