L’incredibile prestazione della nazionale tedesca nella semifinale mondiale contro il Brasile padrone di casa ha impressionato tutti, addetti ai lavori e non. Soprattutto, chi non credeva che la nuova filosofia importata dalla Spagna da Pep Guardiola potesse cucirsi alla perfezione sulle spalle dei panzer teutonici. In realtà, il rinnovamento del calcio tedesco parte da ben più lontano.

Perché, oltre all’ex tecnico del Barcellona, non possono essere dimenticati i contributi notevoli di Jupp Heynckes e Jurgen Klopp, capaci di portare Bayern e Dortmund a giocarsi l’edizione della Champions League 2013. Per non parlare di Louis Van Gaal, che vi ha importato, prima di tutti, la filosofia del ‘buon gioco’. E che dire poi di un sistema fortemente organizzato e che permette la valorizzazione e il lancio a getto continuo dei giovani in prima squadra?

Insomma, non c’è da stupirsi se oggi questa Germania è in finale di un Mondiale in cui ha mostrato come fondere alla perfezione la tradizione alla contaminazione, ciò che ha reso il gioco più imprevedibile e ricco di soluzioni.

Giocare bene una competizione importante come il Mondiale può avere importanti conseguenze economiche per le società di tutta Europa, oggi che il concetto di fair play finanziario è sulla bocca di tutti, dai dirigenti ai tifosi più in generale. Si, perché una competizione internazionale può trasformarsi in una vera e propria miniera d’oro sia per quei club che vivono autofinanziandosi, sia per i top club, che vedono il loro patrimonio giocatori aumentare di prestazione in prestazione. Il tutto, ovviamente, sfruttando ad hoc la mediaticità planetaria di un torneo che a giocarlo tutti ambiscono.

Come dicevamo, il calcio tedesco si è riabilitato grazie ad un lavoro minuzioso di crescita, in tutti i settori. Per questo, la Germania, oggi, è capace di offrire un calcio spettacolare e attraente, e di mantenersi competitivo quando conta. Il Mondiale, in tal senso, non ha fatto altro che consolidare l’idea di una Federazione attenta al futuro e tendente a valorizzare il proprio prodotto, ad oggi tra i più vendibili a livello mediatico. La squadra di Low è dunque il classico esempio per spiegare come una nazionale possa poi ‘rivalutare’ il valore di un giocatore e fare bene al bilancio di club, come quelli tedeschi, tra i più moderni ed efficienti al Mondo.

L’ottimo Mondiale fin qui disputato dall’undici titolare tedesco ha infatti fatto lievitare le valutazioni di diversi giocatori ben oltre le aspettative. Mattatore assoluto di questa possibile classifica è sicuramente Thomas Muller, giocatore, a dire il vero, non molto amato da Guardiola al Bayern di Monaco. I 5 gol nel torneo brasiliano, che si aggiungono ai 5 dell’edizione sudafricana, lo vedono però in testa al ranking delle ‘rivalutazioni’ tra i grandi giocatori della competizione, grazie al ‘salvagente’ offertogli dalla nazionale. Il suo valore di mercato infatti, è schizzato fino a toccare quota 50 milioni (e forse qualcosa di più) dopo un Mondiale a dir poco entusiasmante, e nonostante una stagione in chiaroscuro.

Poi c’è Tony Kroos, forse la vera rivelazione della selezione teutonica, ceduto da poco al Real Madrid per una cifra non troppo esagerata per le casse di Florentino Perez. Si parla infatti di una valutazione che si aggira attorno ai 25 milioni di euro, a fronte di un valore di mercato cresciuto almeno di una quindicina di milioni dopo la doppietta ai verdeoro e un mondiale giocato da assoluto protagonista. 40 milioni di euro vale oggi il suo cartellino: in questo caso, un affarone per le merengues, economico e tecnico, grazie ad un perfetto tempismo nel chiudere l’operazione.

Poi Mats Hummels, miglior difensore del mondiale, che oggi vale almeno 35 milioni: la valutazione del centrale del Dortmund, probabilmente, si è ampiamente raddoppiata, grazie ad un mondiale perfetto e un gol, decisivo, alla Francia per raggiungere le semifinali.

Infine, fuori dall’orbita tedesca, James Rodríguez, centrocampista del Monaco: i sei gol siglati dal dies colombiano hanno ‘ritoccato’ la sua valutazione dai 45 inizialmente spesi dal Monaco ai 60 milioni (almeno) di oggi. Classico esempio di investimento tecnico ed economico riuscitissimo.

 Fabio Colosimo