Il Manchester City potrebbe vedere i suoi numeri tagliati per la prossima stagione di Champions League dopo aver superato i limiti stabiliti dalla regole finanziarie del fair play imposte dalla Uefa. Le restrizioni di spesa verranno messe in atto praticamente da subito con la fissazione di un limite nei fogli paga, che normalmente prevedono 25 giocatori, un numero destinato ad essere tagliato dato che per il club si prospetta una grossa multa.
Le sanzioni fanno parte di un provvedimento che interessa altri club, tra cui il Paris Saint Germain, e che potrà essere accettato, rifiutato o che potrà essere rinegoziato.
Il Manchester City potrà perdere fino a 37 milioni di sterline sotto le regole Uefa, dopo le perdite di 97.9 milioni del 2012 e 51.6 milioni dell’anno scorso.

 Il rilascio dei dati annuali della Premier League

Intanto il Guardian ha pubblicato i dati annuali relativi alla Premier League inglese che ha pagato i propri giocatori e lo staff per una cifra record di 1,8 miliardi di sterline nel 2012-13, in crescita del 11% rispetto all’anno precedente.
Dodici dei 20 club hanno avuto una perdita nel 2012-13 con cinque squadre giunte fino a 50 milioni di sterline o più: Aston Villa, Chelsea, Liverpool, Manchester City e Queens Park Rangers.
La cifra relativa all’offerta televisiva per il 2010-13 era pari a 3,5 miliardi, prima dell’attuale massiccio aumento di budget di 5,5 miliardi per il triennio 2013-16; questi dati suggeriscono che, nonostante la UEFA abbia introdotto le norme sul fair play finanziario per scoraggiare inflazione salariale, la maggior parte dei club britannici lottano per frenare la folle spesa relativa ai propri giocatori.
La proporzione delle spese per i salari nel 2012-13 è stata la stessa del 2011-12, il 67 %, al di sopra della soglia del 50-60% comunemente consigliata come sensibile; siccome i club hanno guadagnato generalmente più soldi, principalmente da un aumento delle sponsorizzazioni garantite ai top club, ciò significa che la massa salariale totale è aumentata.

 Stipendi d’oro

I club inglesi non distinguono nei loro conti tra i salari pagati ai giocatori e quelli pagati al restante personale. La stragrande maggioranza va indiscutibilmente inserita nella voce degli stipendi pagati ai calciatori, mentre quelli del personale non sono stati storicamente mai ben pagati dai club, dove c’è stata sempre la cultura di invitare la gente a considerare come un privilegio lavorare nel mondo del calcio.
La chiara eccezione a questa cultura di bassa retribuzione, esclusi i calciatori come visto, è nella dirigenza. Il più pagato nel 2012-13 è stato il presidente esecutivo del Southampton, Nicola Cortese, che ha guadagnato 2.129 milioni di sterline, seguito da Ivan Gazidis, che come chief executive dell’Arsenal ne ha guadagnati ben 1.825.
Nonostante le cifre da record della paytv, le sponsorizzazioni ed i prezzi dei biglietti sono storicamente molto costosi e i debiti netti dei club sono aumentati nel 2012-13 da 2,2 miliardi nel 2011-12 ai 2,4 miliardi attuali.
La maggioranza dei club di Premier League possono contare anche su denaro da privato. E’ pari ad 1 miliardo, ad esempio, l’investimento da parte dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan di Abu Dhabi nel Manchester City in soli cinque anni, oppure prestato come per Liverpool, Newcastle United , West Ham United ed altri. Roman Abramovich, l’oligarca russo, ha finanziato il Chelsea con 958 milioni dal 2003, denaro prestato dalla sua holding, la Fordstam Limited.

Il grande debito targato Manchester

Il più grande debito bancario del calcio inglese è stato quello del Manchester United, che sta ancora pagando pesantemente, dal 2005, il subentro della famiglia Glazer, che ha preso in prestito 525 milioni di sterline. Lo United deve ancora 389 milioni e nel 2012-13 ne ha pagati 72 per interessi ed altri oneri finanziari, cha spinto il club verso una perdita di 9 milioni di sterline, nonostante il reddito record di 363 milioni. Tale perdita, tuttavia, mette i Red Devils comodamente all’interno dei 37 milioni consentiti dal FFP.

 

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