Per lo scudetto la Juve può attendere. Il 2-0 col quale la Roma ha steso al tappeto il Milan rinvia il verdetto definitivo sul titolo, ai bianconeri non basterà neanche vincere in casa del Sassuolo lunedì per la matematica certezza. Anzi, a rigore di numeri il -5 al quale la squadra di Garcia si è riportata non spegne la fiammella di speranza alimentata dal tecnico. Un paio di certezze, però, l’anticipo dell’Olimpico le ha segnate. A cominciare dal record di punti assoluto nella storia giallorossa (85, meglio di Capello e Spalletti), per finire con la crisi infinita del Milan di Seedorf L’immagine di stasera è il Balotelli prima nervoso, poi inefficace, e infine lentamente scivolato verso un’indisponente inerzia. Fino al cambio con tanto di stizza verso l’allenatore.

Le parole stizzite di SuperMario

«È stata una partita normale – ha detto ancora ai microfoni di Sky un Balotelli visibilmente nervoso –, non sono riuscito a fare gol ma non c’è nulla di strano. All’inizio non ho capito la mia sostituzione ma siccome in studio dicono che non sono un top player magari sarà stato per quello. Io nervoso? tutti quanti sono nervosi quando perdono, a nessuno piace la sconfitta». Sul fatto che sia andato speso fuori area in cerca di palloni, Balotelli ha spiegato che «quando la palla non arriva in area devi andare a prenderla fuori. La Roma è forte, fa un gran gioco e ha voglia di vincere». Poi la secca replica a chi (Marocchi) gli faceva notare che si muove poco in campo. «Chi lo ha detto? – il commento di Supermario – Secondo me non capisce di calcio. Non sono d’accordo, e se te lo dico io fidati. Non è bello ciò che dico? non mi interessa, penso di essere un giocatore normalissimo, non ho mai detto altro, e se devo essere un fuoriclasse ci vuole tempo». Ma allora perchè il suo talento non riesce a esprimersi pienamente? «La ragione non è quella che dite voi –ha risposto Balotelli -, poi me la dovrò vedere con il mister per i movimenti, se sono arrivato una volta davanti alla porta ci sarà un motivo». Ma Balotelli riesce a fare autocritica? «Voi parlate sempre di Mario Balotelli – è stata la replica -: quando vince il Milan è merito di Mario e se perde è colpa mia. Io lo accetto, ma non serve a niente dire queste cose qua». Sotto accusa finirà ancora una volta lui, capro espiatorio di un’annata piena di contraddizioni. Perchè a dire il vero il fotogramma più veritiero di un Milan sparito non è il giovane e scapestrato attaccante ma il vecchio Kakà che prova a spingere la sua squadra, ma proprio non ne ha più. In ogni caso, classifica alla mano, l’Europa League si allontana di nuovo. E con lei le certezze sul futuro rossonero di Seedorf. Prima del fischio d’inizio, emozione autentica quando tutto l’Olimpico applaude Vilanova, la cui immagine con un ‘Ciao Titò appare sui maxischermi.

Rudi Garcia, sta facendo volare la Roma

La Roma vola

La Roma è festeggiata per la Champions ritrovata, ma c’è una persona allo stadio – Rudi Garcia – che preferirebbe aspettare la fine, per non distrarsi e tenere in vita il sogno scudetto. La densità del centrocampo allestito da Seedorf – due soli centrali ma tanti palleggiatori, compreso Balotelli che spesso arretra sulla linea di Honda-Kakà-Taarabt – frena i giallorossi. E la prima metà del tempo passa senza un’azione. In effetti, i 20′ iniziali si riducono a una sfida Balotelli contro tutti. Prima contro i fischi e gli insulti del pubblico, offensivi ma attenti a non sconfinare nel razzismo e nella chiusura della curva; poi con i difensori giallorossi. Il milanista è innervosito dal clima e dal ritorno all’Olimpico quattro anni dopo il calcione di Totti. Rischia il giallo su uno sgambetto a Pjanic che gli sguscia via, reclama per una presunta cintura in area di Castan che Tagliavento non sanziona, nè rigore nè simulazione. Sul piano del gioco, una discesa di Kakà al 10′ dice quanto siano lontani i tempi d’oro per il brasiliano; De Rossi lo porta facilmente fuori dallo specchio della porta fino all’angolo. C’è da aspettare il 26′ per un brivido vero: Ljajc, già murato in angolo nella girata dal limite pochi minuti prima, duetta con Pjanic, dribbla in area e tira ma Rami lo devia in angolo. Tagliavento prova a riprendere in mano la partita che gli sta per sfuggire (da giallo anche un’entrata di Mexes su Totti) e nella sua ammonizione incappano prima Muntari e poi Honda: timido segnale che la Roma sta provando a riprendersi la partita. E infatti ecco il gol che taglia la nebbia di una partita fantasma, un mezzo capolavoro di Pjanic al 43′: il bosniaco fa il Messi e tutto da solo, dalla trequarti, con cinque tocchi taglia in verticale la difesa milanista, salta Muntari, Montolivo e infine Rami e poi batte di piatto Abbiati. Un gol da pazzi, l’esplicito segno del bosniaco col dito sulla tempia. L’apertura di ripresa offre al Milan la prima occasione, un destro al volo da limite che sfiora il palo, ma è un’illusione per Seedorf, la Roma fa la partita. Al 7′ da una combinazione su punizione con Totti Pjanic sfiora il raddoppio, Abbiati salva in angolo. La squadra di Garcia comincia a giocare al gatto col topo, De Rossi fa diga mentre Pjanic Totti e Ljaijc lì davanti tocchettano un torello continuo, perfino umiliante per il Milan. Balotelli ha smesso di giocare e ha cominciato a prendersi i rimproveri di Montolivo in campo e quelli della panchina. Fino al cambio con Pazzini che certifica la sua estraneità alla squadra, anche con quel ‘ma perchè iò con smorfia a Seedorf. Nel frattempo il raddoppio la Roma l’ha trovato, un tap in di Gervinho sul filo del fuorigioco su botta di Totti (20’). È il 2-0 che chiude la partita. Resta qualche contropiede della Roma, la festa della giallorossa, la malinconica figura di Kakà che sembra sul viale del tramonto.

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