Dopo i modesti cali del 2013 il più grande marchio di atletica del mondo ha sorpreso Wall Street battendo le sue previsioni iniziali, sostenuto in modo particolare dalla forte domanda presente in Europa e negli Stati Uniti.
Gli investitori hanno subito reagito dopo che il Chief Financial Officer di Nike, Donald Blair, ha fatto capire che gli utili per i tassi di crescita del 2015 sarebbero stati sotto “il nostro mid teens target range”, dovuto ai tassi di cambio sfavorevoli e agli forzi di sviluppo della domanda: come ad esempio le spese di marketing.
Le vendite del primo trimestre sono aumentate del 13 per cento a 7 miliardi di dollari, l’utile netto è sceso, invece, del 21 per cento rispetto ad un anno fa a 685 milioni di dollari, che riflette la vendita dei suoi marchi Cole Haan e Umbro, che avevano contributo con 204 milioni ai dati dello scorso anno.
Gli analisti avevano predetto profitti per 648 milioni su un fatturato di 6,7 miliardi; i futures order scheduled for delivery sono aumentati del 12 per cento a 10,9 miliardi.
La società, che ha una capitalizzazione di mercato di 70 miliardi, ha evidenziato il 12 e il 28 per cento come picchi nella vendita di calzature in Nord America e in Europa occidentale, rispettivamente, evidenziandone una sua robusta performance nel trimestre. Il marchio ha goduto anche di un rigonfiamento della domanda proveniente dai mercati emergenti, dove le vendite sono aumentate fino al 19 per cento arrivando a quota 937 milioni.

Nike, attende il deal milionario con il Manchester United

Un marchio che vuole innovare

Nike sta conquistando nuovi fan attraverso il focus sull’abbigliamento atletico di tutti i giorni combinato ad una tecnologia all’avanguardia e ad un alto profilo di collaborazioni con case di moda come quella con la Givenchy di Riccardo Tisci. “I nostri eccellenti risultati dimostrano che le innovazioni hanno risonanza sui consumatori”, ha detto l’amministratore delegato Mark Parker. “Ci stiamo concentrando sulle grandi opportunità di crescita, mentre gestiamo il rischio generale di tutto il nostro portafoglio diversificato” ha aggiunto. In un mercato sempre più affollato, Nike continua a superare i rivali storici Adidas, Puma e Reebok, nonché i nuovi contendenti come Lululemon Athletic e UnderArmour. L’azienda attribuisce questo successo al suo pesante investimento nelle “spese di creazione della domanda”, dove ha investito 733 milioni nel trimestre per le sue strategie di marketing, di consenso e di sponsorizzazione, con un aumento del 18 per cento. Questi costi sono stati sostenuti da Nike anche fare vari lanci di prodotto e per il prossimo campionato mondiale di calcio che si svolgerà in Brasile. Ha inoltre vestito entrambe le squadre di football che si sono contese il Super Bowl all’inizio di quest’anno ed è sul punto di firmare un accordo decennale da 1 miliardo di dollari vestire il Manchester United. Il prezzo delle azioni Nike è salito del 48 per cento negli ultimi sei mesi.

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