Integrità e reputazione sono due concetti fondamentali per la Serie B. La stagione 2013/2014 ne è di certo un esempio significativo con l’introduzione del tetto salariale per i contratti individuali dei giocatori, la progressiva riduzione delle rose ed i nuovi criteri di ridistribuzione dei ricavi provenienti dalla mutualità. Calcio&Finanza ha parlato di questi aspetti direttamente con il presidente della Lega di Serie B, Andrea Abodi, promotore di quella salvaguardia economico-finanziaria delle società che rappresenta una delle priorità individuate in questi mesi dalla Lega cadetta. “Queste nuove regole ci consentiranno di fare ulteriori passi avanti nella direzione della tutela del patrimonio finanziario delle nostre società, instaurando e sviluppando quel circolo virtuoso di conto economico che mira alla sostenibilità del sistema”, furono le sue parole durante l’assemblea in cui si approvarono il tetto salariale e il contingentamento delle rose. In quell’occasione, all’unanimità, fu deciso che i contratti dovranno essere parametrati su una parte fissa e una parte variabile ciascuna non superiore ai 150.000 euro lordi e per garantire il rispetto delle regole saranno definiti valori all’interno dei quali tipicizzare e poter valutare l’importo della parte variabile. Le società che non rispetteranno la nuova regola subiranno una decurtazione delle risorse derivanti dalla mutualità, in misura equivalente rispetto allo sforamento. Il  50% finirà in parti uguali, il restante 50% sarà finalizzato invece alla crescita dei vivai giovanili, allo sviluppo infrastrutturale e a politiche di integrity.

Andrea Abodi, presidente della Lega di Serie B
Andrea Abodi, presidente della Lega di Serie B

La proposta britannica

La salvaguardia  economico – finanziaria dei campionati non solo italiani, ma anche europei, è un argomento molto caldo in questo periodo soprattutto ora che incombe sempre più l’ombra, o la luce, dipende dal punto di vista, del Fair Play finanziario. In Gran Bretagna Football Perspectives.com ha presentato uno studio molto interessante sulla governance nel mondo del calcio. Nel 2011 l’allora ministro dello sport Hugh Robertson affermò che il calcio era il peggiore sport che il Regno Unito potesse avere, governato  da club fondati su debiti astronomici e da uno squilibrio di potere all’interno dei corridoi della Fa. La recente introduzione del fair play finanziario in Premier League e in Championship ha aperto le porte ad una maggiore trasparenza chiedendo alle società di fornire le proprie informazioni finanziarie alle autorità di vigilanza. Il punto è che di fronte a questa riforma i club sono apparsi subito riluttanti, in particolare in Premier League, ponendoli in una posizione borderline, spesso al limite della legalità. Secondo lo studio per far sì che il fair play finanziario possa  trovare maggior terreno fertile i team dovrebbero rendere pubbliche queste informazioni finanziarie, come tutti i dettagli dei trasferimenti, gli stipendi di agenti e giocatori (questo accade, ad esempio, in MLS negli Stati Uniti, che non ha scoraggiato giocatori come Thierry Henry e David Beckham a giocare comunque lì). Inoltre i club dovrebbero anche essere tenuti a rivelare pubblicamente il numero delle holding coinvolte, a qualsiasi titolo, nella propria proprietà definendone l’esatta posizione.

Una base solida

La Serie B sta facendo un grande lavoro di regolamentazione delle proprie società nel tentativo di evitare il più possibile una, quanto meno equivoca, posizione borderline dei club dal punto di vista del fair play finanziario. Un altro punto che sta molto a cuore al presidente Abodi, e che ha sempre ricordato a tutte le società, è l’incessante attività di sensibilizzazione da attivare nelle politiche di prevenzione e contrasto al match fixing, un male insito nel mondo del calcio. “Il male del match fixing non si può debellare, ma si può contenerne gli effetti con la formazione e l’informazione dei tesserati, che devono collaborare sempre con l’ausilio della federazione e dei monopoli” –  ha precisato Abodi – “il match fixing si può prevenire stimolando il legislatore anche sotto gli aspetti patrimoniali, confisca dei beni oppure sanzioni pecuniarie a chi non si attiene alle regole”. Molte situazioni finanziarie spiacevoli sono partite proprio dal calcioscomesse, vedi Bari, e solo con una società sana si può avere un buon punto di partenza per evitare il match fixing e il rischio di fallimento societario, come acceduto recentemente all’Ascoli Calcio.

 

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