Berlusconi-SeedorfLe critiche mosse dalla Curva Sud Milano all’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, e ad alcuni giocatori, Mario Balotelli su tutti, hanno importanti elementi di fondamento. E’ evidente a tutti che le ultime campagne acquisti condotte da Galliani, basate principalmente sull’ingaggio di giocatori a fine contratto, non hanno portato i risultati attesi e che i pochi soldi messi a disposizione dalla proprietà sono stati investiti su giocatori non funzionali ad un progetto tecnico, come nel caso dell’acquisto dalla Juventus di Alessandro Matri. Ed è altrettanto evidente, non solo ai tifosi del Milan, che alcuni giocatori, a cominciare proprio da Balotelli, non hanno dimostrato, a fronte di un rendimento sul campo deludente, un atteggiamento consono al momento di difficoltà della squadra.

Ma limitare l’analisi, e dunque la critica, solo a questi due aspetti rischia di far passare in secondo piano le responsabilità che la proprietà del club, e dunque Silvio Berlusconi, ha nell’attuale crisi del club. Una crisi che, è bene sottolinearlo, non è solo di natura tecnica e limitata a questa sfortuna stagione, ma che riguarda invece il futuro stesso del Milan a livello sportivo, societario ed economico.

Attenzione, non stiamo dicendo, come fanno altri, che Berlusconi deve mettere mano al portafoglio per finanziare l’ingaggio di nuovi campioni capaci di fare tornare la squadra ai fasti di un tempo. Sarebbe una soluzione miope e non in linea con lo spirito dei tempi, che impone invece a tutti i grandi club di essere finanziariamente autosufficienti e di trovare in casa le risorse per fare anche acquisti importanti.

E’ dunque superficiale, oltre che non percorribile per l’evidente assenza di compratori, la posizione di chi, di fronte alla linea dell’austerità imposta dalla Fininvest alla dirigenza del club, invita Berlusconi a tornare a spendere per la squadra o in alternativa a cedere il Milan a presunti magnati arabi o russi in grado di fare quello che il Cavaliere ha fatto in passato, ovvero utilizzare il proprio patrimonio per ripianare le perdite del club.

Il vero tema è un altro.Visto che in questo momento sul mercato non esiste alcun soggetto disponibile a rilevare il club rossonero ai prezzi chiesti dalla Fininvest (e lo dicono tutti i banchieri d’affari che negli ultimi anni hanno esaminato il dossier), l’attuale proprietà del Milan dovrebbe fare una scelta netta, imboccando una volta per tutte quel sentiero virtuoso che, nel medio-lungo termine (è bene sottolinearlo per onestà verso i tifosi) consentirà di coniugare efficienza economica e risultati sportivi.

Ma per farlo la Berlusconi dovrà dare al Milan una dirigenza che sia in grado di portare avanti questo progetto. Per cui se il Cavaliere ritiene che Adriano Galliani, cui vanno comunque riconosciuti meriti per quanto fatto in 27 anni alla guida del club, non sia la persona più adatta a raggiungere questo risultato ne tragga le conclusioni e affidi subito questo compito a una nuova dirigenza. La soluzione  del doppio amministratore amministratore delegato, fatta per non prendere posizione tra le ambizioni della figlia Barbara e le ragioni (anche economiche, vista la maxi-liquidazione che gli spetterebbe) dell’amico Adriano, si è rivelata disastrosa per il Milan.

Se Berlusconi ritiene che Barbara possa essere una buona guida per il club e sia in grado di scegliere i dirigenti giusti (la fiducia riposta in Clarence Seedorf nonostante i pessimi risultati ottenuti finora sulla panchina del Milan sembra essere indicativa di questo) non perda altro tempo. Ma non faccia l’errore di affidare il club alla figlia solo per risolvere una questione di equilibri interni al gruppo Fininvest tra figli di primo e secondo letto. Una società di calcio come il Milan, muovendo le passioni di milioni di tifosi, non è un’azienda come le altre.