“Non ci sono i numeri per salvare l’Ascoli, per cui domani mattina mi recherò in tribunale per presentare istanza di fallimento. Poi ci penserà il curatore fallimentare”. Era il 15 dicembre 2013 quando l’amministratore unico dimissionario dell’Ascoli Calcio Costantino Nicoletti con queste parole diede il via ufficialmente al fallimento del club marchigiano al termine dell’assemblea degli azionisti, andata a vuoto per l’assenza della famiglia Benigni, azionista di maggioranza. Furono ore concitate per i bianconeri con gli emissari della famiglia Benigni che avevano tentato di convincere Nicoletti a firmare una richiesta di concordato preventivo da presentare in tribunale, ma dal quale avevano ricevuto solo un netto rifiuto. Solo poche ore dopo al Del Duca, l’Ascoli affrontava il Gubbio in quella che si credeva potesse essere la sua ultima partita di campionato. Invece solo due giorni dopo, il 17 dicembre, i legali delle società Azzurra Free Time e dell’azienda dell’imprenditore ascolano Giancarlo Romanucci sollecitarono un pronunciamento immediato di fallimento. Una sentenza che avrebbe di fatto bloccato i crediti per 900mila euro che l’Ascoli vantava con la Lega di Serie B per la precedente stagione calcistica, una somma utilizzabile dal curatore fallimentare per l’esercizio provvisorio e per portare a termine il campionato di Lega Pro Prima Divisione. Tutto finì il 7 febbraio 2014 quando l’Ascoli Picchio Football Club 1898, società che fa capo all’imprenditore farmaceutico italo-canadese Francesco Bellini, si è aggiudicata l’asta della società calcistica ascolana fallita (Lega Pro prima Divisione). Un annuncio dato poco dal giudice delegato ai fallimenti del tribunale di Ascoli Raffaele Agostini, dopo aver aperto l’unica busta pervenuta all’asta e averne verificato la rispondenza al bando, che prevedeva un’offerta minima di 860 mila euro. Per la festa di un migliaio di tifosi in attesa fuori dalle stanze del tribunale.

Forza Bari, in tanti sperano che i “galletti” possano rimanere a galla

Ora tocca al Bari dei Matarrese

Il fallimento dell’Ascoli è stato il primo di una nuova ondata di default dei club delle serie minori. Con la crisi economica infatti i club professionistici in Italia sono già scesi in questi anni da 132 a 101 e l’anno prossimo la vecchia serie C varerà la sua riforma con la riduzione del numero complessivo di squadre da 69 a 60. Una riforma “agevolata” in queste stagioni proprio dai fallimenti e dalla rinunce dei club di fronte a un sistema di regole finanziarie di ammissioni ai campionati diventati oggi le più severe in Europa. La morte e resurrezione dell’Ascoli Calcio è avvenuta in meno di 60 giorni, tempo perfettamente utile anche per il Bari per potersi iscrivere al prossimo campionato senza particolari problemi. Una volta presentata l’istanza di fallimento ci vogliono circa 25-30 giorni per indire l’asta ed, una volta aggiudicato il titolo sportivo, il tutto può essere completare in 45-50 giorni portando a termine la stagione in corso e di essere iscritti al torneo di appartenenza. Il fallimento pilotato attutisce il fallimento ordinario evitando di far perdere categorie. Il 10 febbraio 2014 la Matarrese Spa ha chiesto la stesura del concordato con riserva che ha predisposto un piano di risanamento debitorio di diversi milioni di euro (circa 130 solo quelli con banche e fornitori), atto a soddisfare i propri creditori e a rimettere in piedi una struttura che, ad oggi, conta tantissimi occupati oltre che una storia di tutto rispetto. La riserva è data dal fatto che, qualora la trattativa con i creditori non dovesse essere chiusa positivamente, il passaggio al fallimento diventerebbe automatico. E infatti l’autofallimento è stato deciso dall’assemblea dei soci in data 24 febbraio 2014. una volta depositate tutte le carte in tribunale possono passare 25-30 giorni per indire l’asta ed una volta aggiudicato il titolo sportivo, il tutto si può completare in 45-50 giorni portando a termine la stagione in corso e di essere iscritti al torneo di appartenenza. Questo dipende ovviamente dal fatto che venga trovato o meno qualcuno che voglia rilevare il titolo sportivo, un nuovo proprietario. Il fallimento pilotato attutisce il fallimento ordinario, evitando di far perdere categorie. Calendario alla mano il Bari potrebbe uscirne, qualora trovasse il suo Bellini, entro i primi di maggio e poter così evitare di rischiare di trovarsi impossibilitato ad iscriversi al campionato e soprattutto ad essere costretto, magari, a partire delle serie dilettantistiche. “L’iter è praticamente il medesimo intrapreso dall’Ascoli pochi mesi fa. Tempisticamente il club pugliese ha le carte in regola per poter chiudere la procedura giuridica”, ha commentato la notizia Walter Gibellieri, curatore fallimentare, protagonista della rinscita dell’Ascoli Calcio di Bellini.  Il Bari, insomma, non deve farsi spaventare dallo spettro di Piacenza e Triestina che incombe su via Torrebella.

 

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