Per ora è solo un’indiscrezione, ma se fosse confermata dai fatti, quei club, come Inter e Roma, che in questo momento non hanno le carte in regola per centrare i target previsti dal regolamento Uefa sul Fair Play Finanziario, potrebbero avere più tempo per raggiungere l’obiettivo dell’equilibrio gestionale. Secondo quanto riportato dal settimanale Milano Finanza, sul tavolo dell’Eca, l’associazione guidata dal presidente del Bayern di MonacoKarl-Heinz Rummenigge, che riunisce le principali società calcistiche europee, ci sarebbe infatti una bozza, redatta dai tecnici della Uefa, contenente un aggiornamento delle norme che disciplinano il Financial fair play.

Non è ancora chiaro quali novità l’Uefa intenda introdurre rispetto all’attuale versione del regolamento (licenziata ufficialmente nel maggio del 2012), ma il fatto che l’organizzazione presieduta da Michel Platini abbia deciso, a soli due anni dall’introduzione del regolamento, di procedere a una nuova stesura dello stesso, potrebbe offrire ai club un assist per chiedere una maggiore flessibilità. Nelle prossime settimane l’Eca, nel cui board figurano come vicepresidenti il numero uno della Juventus, Andrea Agnelli, e il direttore dell’organizzazione sportiva del Milan, Umberto Gandini,  dovrebbero presentare a Platini le proprie osservazioni alla Uefa, che procederà poi al varo ufficiale del nuovo regolamento.

Karl-Heinz Rummenigge
Karl-Heinz Rummenigge

Difficile dire ora quale sarà la posizione dell’Eca. E’ infatti vero che al suo interno convivono club virtuosi sotto il profilo finanziario come il Bayern Monaco, il Real Madrid o l’Arsenal, che potrebbero non avere interesse ad allargare le maglie del regolamento favorendo così i  nuovi entranti, come gli sceicchi che hanno rilevato le proprietà di Manchester City e Paris-Saint Germain. E’ altrettanto vero però che rispetto al 2009/2010, quando sono entrati nel vivo i lavori per la stesura del regolamento, il contesto di riferimento è profondamente mutato.

In primo luogo molti club, non solo per i vincoli imposti dall’Uefa, hanno avviato un percorso di risanamento dei propri conti, pur essendo ancora a metà del guado. Allo stesso tempo l’ingresso sulla scena degli sceicchi arabi e dei magnati russi, se da un lato rischia, come dimostra il caso del Psg, di scompaginare le gerarchie economiche e sportive del calcio del vecchio continente, dall’altro il fiume di denaro proveniente dai Paesi del Golfo Persico o dalla Russia non può essere considerato a prescindere un elemento negativo per movimento calcistico europeo e per l’economia europea più in generale.

Se a questo si aggiunge il fatto che anche altri importanti club, come Inter e Roma, potrebbero essere penalizzati da un applicazione integralista dei principi del fair play finanziario, in seno all’Eca potrebbe esserci una maggioranza di società in grado di chiedere all’Uefa una revisione in senso meno restrittivo del regolamento. I tempi, secondo quanto riportato da Milano Finanza, non dovrebbero essere lunghi. Una posizione comune dovrebbe essere presa entro l’assemblea dell’Eca che si terrà a Barcellona il 3 e il 4 marzo prossimi.

GIA’ ORA I CLUB MENO VIRTUOSI POTRANNO CERCARE UN ACCORDO CON LA UEFA

Un segnale che l’Uefa possa mostrarsi meno intransigente che in passato sul tema dell’equilibrio finanziario dei club potrebbe essere colto anche dalla recente pubblicazione (prontamente segnalata da La Biblioteca del Tifoso Bilanciato, tifosobilanciato.it) dell’edizione 2014 del regolamento che disciplina le procedure di funzionamento del Club financial control body (Cfcb), il comitato preposto alla raccolta e valutazione di tutti i dati provenienti dai club relativamente al rispetto della normativa sul Fair play finanziario, nonché alla proposta di sanzioni in caso di violazione della stessa.

platini
Michel Platini

Rispetto alla versione in vigore precedentemente (emanata il 18 maggio 2012, contestualmente al regolamento sul Financial fair play) è stato introdotto un importante cambiamento. Fino ad oggi, infatti, il Cfcb, al termine della verifica sui conti dei club, poteva decidere di chiudere il caso, inviare il file alla Camera Arbitrale per le opportune valutazioni, oppure «prendere ogni altre iniziative ritenuta opportuna». Nella nuova formulazione, invece, le azioni sono state maggiormente dettagliate e circoscritte. Al termine delle indagini il Cfcb può ora decidere di: a) chiudere il caso, senza conseguenze per la società sportiva; b) applicare, con l’accordo del club, tre tipi di misure disciplinari: avvertimento («warning»),  ammonizione («reprimand») o una multa fino ad 100 mila euro; c) inviare il file alla Camera Arbitrale; d) concludere con il club un accordo transattivo in relazione ai punti previsti dall’allegato XI del regolamento sul Financial fair play attualmente in vigore.

Tale allegato, già allo stato attuale, prevede che, nel caso in cui una società non rispetti pienamente tutti i requisiti previsti dal regolamento sul Fair play finanziario, il Club financial control body possa comunque concedere il proprio nulla osta a fronte dell’impegno concreto  del management a raggiungere il break-even negli anni a venire. Un impegno che deve però essere supportato dalla presentazione di un business plan attendibile e da concreti  segnali di un’inversione di tendenza nella gestione del club già negli ultimi esercizi.

A prima vista, dunque, le modifiche apportate al regolamento sul funzionamento del Cfcb, pur stabilendo in modo chiaro la possibilità per i club, che pur non avendo ancora raggiunto l’equilibrio tra costi e ricavi hanno comunque intrapreso un percorso virtuoso, di raggiungere un accordo transattivo con la Uefa, non cambiano nella sostanza il regolamento sul Fair play finanziario, ma potrebbero rappresentare un segnale di minore intransigenza.