Rinunciare ad un posto in Champions League ridurrebbe la capacità di David Moyes di attirare giocatori di un certo spessore verso l’Old Trafford, nonostante i fondi di trasferimento nelle casse dei Red Devils siano ancora abbondanti.
La cocente uscita di scena dal FA Cup per mano dello Swansea non ha di certo giovato alle ambizioni del Manchester United di chiudere in positivo la stagione 2013/2014. All’ombra del grande ex Sir Alex Ferguson, David Moyes sta rischiando di mandare in frantumi un impero che ha dominato il calcio britannico durnate la storia recente.
“Gli ultimi risultati non sono rientrati nei nostri standard e crediamo sia giunto il momento di trovare una nuova direzione”, ha tuonato il presidente dei Tampa Bay Buccaneers Bryan Glazer, il non executive director del board del Manchester United.
Dopo aver consegnato a Moyes un contratto di sei anni ed aver infinitamente sottolineato l’importanza della continuità nel DNA del club, manca poco che la dirigenza del club prema il tasto panico soprattutto dopo le quattro sconfitte in casa dell mese scorso. La parola d’ordine calma sembra che ora stia pian piano scemando.

L’inizio della nuova era Moyes

Gli eventi caotici di agosto e settembre, periodo in cui il club ha perso una serie di obiettivi di mercato e dove ha finito per pagare di più anche Marouane Fellaini, sono stati modellati, oltre che dai neo entranti Woodward e Moyes, anche dalla determinazione di mantenersi ben saldi sul modello Ferguson.
L’arrivo dell’erede dello scozzese dopo il primo luglio lanciò il club verso una corsa disperata contro il tempo, soprattutto in considerazione della relativa inesperienza di Woodward sul fronte del forte mercato europeo, che ha raggiunto il suo punto più basso con il fallimento imbarazzante della firma di Ander Herrera.

Le proiezioni finanziarie

Le proiezioni sulle entrate annuali, 420-430 milioni circa di sterline, si basano sul raggiungimento dei quarti di Champions League e delle coppe nazionali, oltre che dal minimo terzo posto in Premier League. Nella prima stagione di Moyes, con le carenze a livello di squadra e con lo spettro dell’ex tecnico scozzese sempre sulla porta, queste stanno cominciando a sembrare una sovrastima sostanziale.
L’unico raggio di sole che spezza le nubi presenti sull’Old Trafford, se così vogliamo chiamarlo, è che il club sta attraversando la parte più rischiosa del grande esperimento di leverage del debito di Glazer, che l’analista Andy Green ha stimato avere un costo di 1 miliardo di sterline in tasse ed in interessi entro il 2016. Un anno fuori dalla Champions League potrebbe quindi dare un colpo mortale all’esperimento finanziario.

United, un marchio globale

Con la loro macchina globale per fare soldi che correre a tutta velocità, hanno 83.6 milioni di sterline in banca e stanno generando qualcosa come 80 milioni all’anno in libero flusso di cassa grazie ad una lunga lista di partner locali, somma più che sufficiente per fornire il reinvestimento a lungo termine di una squadra, anche a fronte di una eventuale assenza dalla Champions League. La trasformazione dello United in un marchio globale, capace di generare ricavi commerciali giunti al 40% negli ultimi 12 mesi, 60 milioni per trimestre, ora sono tre volte più grande del reddito di giornata. Il ricco patrimonio e la risonanza del nome United è a livello mondiale, ovviamente, è stato un fattore chiave dietro il successo commerciale del club Moyes, ma sembra proprio che lo scarso rendimento in campo non poteva che non incidere lentamente sugli introiti commerciali anche al di fuori di esso.

La forzata rinuncia alla Champions

Ancora più preoccupante è il costo finanziario della rinuncia ad una competizione che ha prodotto 35,5 milioni di sterline per il club la scorsa stagione e che garantisce, anche quelli che escono nella fase a gironi, intorno ai 20 milioni di sterline. Una mancanza di introiti che avrà un impatto sui trasferimenti della prossima estate. Woodward, dopo aver coniato il notevole modello commerciale dello United, ora dovrà dimostrare a se stesso di essere bravo anche a spendere il denaro.

 

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Alberto Lattuada è nato a Milano e da sempre è appassionato di calcio e finanza. Ha scritto per diversi siti specializzati nel mondo del calcio e del forex. Dal novembre 2013 dedica anima e corpo allo sviluppo e alla crescita del portale CalcioeFinanza.it