Sepp Blatter
Sepp Blatter, numero uno della Fifa

La corsa è appena partita e la Fifa è già in prima posizione. Ma non può certo esser fiera di esserlo, perché al traguardo si trovano gli “Oscar della Vergogna” e la Federazione internazionale rischia di vederselo assegnare per la gestione dei Mondiali di Calcio del 2014 in Brasile. Il contest è stato lanciato, come di consueto, dalle organizzazioni Dichiarazione di Berna, Ong svizzera come la stessa Fifa, e da Greenpeace. Il premio si intitola per la precisione Public Eye Awards, e consiste nel selezionare l’organizzazione che si è distinta per le peggiori violazioni di diritti umani e rispetto dell’ambiente. Insieme a Fifa, la rete può scegliere di premiare Eskom, Gap, Gazprom, Glencore, Xstrata, Hsbc, Marine, Harvest e Syngenta/Bayer/Basf. Le votazioni online saranno aperte fino a gennaio, prima dell’inizio del World Economic Forum – durante il quale verrà poi nominato il vincitore. Che sarà peraltro invitato a presenziare la cerimonia per rispondere ed esporre la sua posizone.

Quel giorno potrebbe essere invitato Sepp Blatter, visto che nella prima giornata di votazioni la Fifa si è portata in testa alla graduatoria che dà di sicuro poco lustro all’organizzazione. Nella scheda di presentazione, le due organizzazioni asseriscono che la Fifa contribuisce alla violazione di diversi diritti umani: “Quello a una casa dignitosa, il diritto al libero movimento, al lavoro e a protestare”. Il tutto “senza mostrare senso di responsabilità”, tanto che “nega ogni legame con quelle presunte violazioni di diritti umani”.

Le organizzazioni argomentano la loro nomination per la Federazione internazionale spiegando che il Brasile si trova faccia a faccia con gli impatti negativi della realizzazione della Coppa del Mondo 2014, che colpisce in particolare le persone che vivono nelle aree dei progetti o nelle immediate vicinanze. “Centinaia di migliaia di persone nelle dodici città ospitanti sono state sfrattate e hanno perso le loro case e i loro mezzi di sussistenza”, spiegano Dichiarazione di Berna e Greenpeace. Inoltre, la Fifa “non ha alcuna intenzione di consentire alle piccole imprese familiari di beneficiare delle opportunità di business che emergeranno durante la Coppa”. Le due associazioni aggiungono che la Federazione ha istituito “zone di esclusione con un raggio di due chilometri intorno agli stadi e i siti di fan, dove tiene sotto controllo il movimento delle persone e la vendita di prodotti, ponendo un numero innumerevole di venditori ambulanti fuori mercato”. In sostanza, la parte povera della popolazione sta sopportando il carico dell’organizzazione degli eventi ma è ferocemente repressa quando cerca di difendere i propri diritti.

A Recife, spiegano ancora, nel solo 2013 oltre 2mila famiglie della Comunità Coque sono state costrette ad abbandonare le loro case. A Belo Horizonte, oltre 130 commercianti ambulanti hanno perso la loro fonte di reddito durante i lavori di ammodernamento dello stadio, dal quale per altro sono banditi ed è loro impossibile vendere nelle vicinanze dell’impianto. In sostanza, aggiungono le due associazioni, la Fifa “sembra credere che ‘l’urgenza’ relativa ai suoi progetti infrastrutturali, così come il profitto che sostengono di poter generare per la società, giustifichino il suo comportamento irresponsabile. Fifa, per di più, è esente dal pagamento delle tasse e così priva il Brasile di almeno 1 miliardo di reais (oltre 400 milioni di dollari)”.

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