calcio-soldi_1016799PhotogalleryIndagando sulle società di calcio la Guardia di Finanza avrebbe rilevato una situazione di «squilibrio gestionale sul piano economico-finanziario», nonostante i club abbiano visto aumentare gli introiti attraverso gli incassi delle manifestazioni sportive, le sponsorizzazioni e i diritti televisivi.

Ci sarebbe anche questo delicatissimo aspetto tra quelli emersi del corso dell’indagine condotta in questi mesi dalla Procura di Napoli e che ieri ha portato al blitz della Gdf nelle sedi di 41 società calcistiche italiane. Un aspetto che, almeno ufficialmente, non sarebbe al centro, almeno per ora, dell’attività di indagine degli inquirenti, ma che lo potrebbe diventare presto, se è vero che, come sostengono fonti qualificate, non è escluso che alcuni club possano avere fatto ricorso a operazioni finanziarie borderline per controbilanciare la progressiva lievitazione degli oneri d’ingaggio dei giocatori con la necessità di avere bilanci in ordine.

tabella clacio 1In effetti, analizzando i dati sulla salute economica del calcio italiano (contenuti nel Report Calcio pubblicato in aprile dal centro studi dalla Figc e da PriceWaterhouseCoopers), le ipotesi che trapelano da Napoli sembrano tutt’altro che campate per aria. Dai dati, infatti, emerge chiaramente come il calcio professionistico italiano non navighi in buone acque.

Negli ultimi cinque anni i club della Serie A hanno effettivamente visto crescere costantemente i ricavi, salendo dagli 1,8 miliardi della stagione 2007/08 ai circa 2,1 miliardi di quella 2011/12. Il problema, però, è che il costo della produzione nello stesso periodo è cresciuto in misura superiore, salendo dai quasi 1,9 miliardi del 2007/08 ai quasi 2,4 miliardi del 2011/12. Ciò significa che mentre il valore della produzione è aumentato a un tasso medio annuo (il cosiddetto cagr) del 4,3% nel quinquennio, il costo della stessa produzione è cresciuto del 5,8%, acuendo così il rosso della Serie A. Infatti, se nel 2007/08 il risultato netto negativo dei 20 club che componevano la massima categoria calcistica italiana assommava a 150 milioni, nel 2011/12 la stessa voce è questi raddoppiata a 281 milioni, facendo segnare solo un lieve miglioramento rispetto al rosso di 300 milioni toccato nel 2010/11.

tabella calcio 4Non solo, ma ripartendo il fatturato a seconda della fonte di ricavo, si nota che la crescita del giro di affari della serie A negli ultimi cinque anni è legata soprattutto ai ricavi da plusvalenze da cessione di calciatori. Segno evidente che il campionato italiano sta diventando una lega di secondo piano nel panorama calcistico europeo (basti notare che nel periodo preso in esame sono stati ceduti all’estero campioni del calibro di Samuel Eto’o, Zlatan Ibrahimovic, Thiago Silva, oppure, per restare sulla cronaca di ieri, Ezequiel Lavezzi). Ma è anche un segno, spiegano le fonti, che sono fortemente aumentati i ricavi da un’area in cui le transazioni sono legate a valutazioni discrezionali tra le controparti coinvolte.

E quindi, fanno intendere le fonti, è più facile che ci siano aree grigie in cui investigare. Nel quinquennio 2008-2012, infatti, i ricavi da plusvalenza (come si evince dalla tabella in pagina) sono saliti da 218 milioni a quasi 429 milioni con un tasso di crescita annuo del 18,4%, ovvero oltre quattro volte quello dei ricavi. Tant’è che, fatto 100 il totale del fatturato dei 20 club di Serie A, il contributo della voce ricavi da plusvalenze è cresciuto dal 12% del 2007/08 al 20% del 2011/12. I ricavi da diritti televisivi, che per svariate stagioni, sono stati il sostegno principale per i conti dei club hanno visto calare il loro contributo dal 53 al 43%. E i ricavi da stadio, che sono la maggior fonte di fatturato degli altri campionati europei, sono calati dal 12 al 9%, testimoniando un altro segno di decadenza del calcio italiano che non riesce ad avere, ad eccezione della Juventus, impianti di proprietà da utilizzare come macchine da soldi per le casse sociali.

 Insomma, in barba ai proclami di numerosi dirigenti calcistici sulla necessità di stringere i cordoni della borsa in attesa dell’ormai imminente Fair play finanziario, i costi dei club, in assenza degli stadi di proprietà, continuano a crescere in maniera superiore ai ricavi. E a pesare, nonostante il periodo di vacche magre attraversato dalla Serie A in campo europeo, sono soprattutto gli stipendi dei calciatori. Non a caso (si confronti ancora la tabella in pagina) l’incidenza del costo del lavoro è cresciuta in maniera costante in questo quinquennio (dal 59% al 69%), ma questa lievitazione è stata spinta soprattutto dalla continua crescita del costo del personale tesserato. Questa voce, infatti, è salita dal 56% del 2007-08 al 65% del 2011/12. Di qui l’indagine, che al momento non vede calciatori indagati, ma che punta a chiarire diversi aspetti dell’operatività delle società dal punto di vista fiscale e tributario.