la famiglia Berlusconi
la famiglia Berlusconi

In casa Berlusconi avevano ammesso che Fininvest rischiava di archiviare in rosso il 2012, visto l’andamento negativo registrato lo scorso anno da quattro dei cinque principali asset della holding. La notizia è comunque in qualche modo storica, visto che da decenni il gruppo che fa capo al presidente onorario del Milan, Silvio Berlusconi, era uno dei più ricchi e profittevoli del panorama industriale italiano.

Giovedì scorso, secondo quanto appreso da fonti bancarie, si è tenuto il consiglio d’amministrazione della finanziaria presieduta da Marina Berlusconi che ha approvato i dati relativi allo scorso esercizio. Dopo un’attenta analisi dell’andamento delle partecipate (Mediaset, Mondadori, Mediolanum, Molmed e il Milan) è emerso che la capogruppo ha registrato una perdita consistente a livello consolidato dopo il risicato utile del 2011 (7,5 milioni).

Secondo indiscrezioni di mercato che non trovano conferme in via Paleocapa, anche a livello civilistico i conti dovrebbero aver registrato una forte contrazione, se non addirittura un deficit, a fronte di un profitto di 105,88 milioni dell’anno precedente. La holding comunicherà i risultati 2012 solo al termine dell’assemblea dei soci che si terrà nella seconda metà di giugno, pochi giorni prima l’attesa udienza della Corte di Cassazione sul Lodo Mondadori attesa per giovedì 27.

A incidere sui dati consolidati di Fininvest sono state in particolare le perdite pro-quota registrate da Mediaset (287,1 milioni), Mondadori (39,57 milioni), Molmed (22 milioni) e Milan (6,9 milioni). A bilanciare questi dati solo il risultato positivo del gruppo bancario-assicurativo Mediolanum (351 milioni). Mentre tra le partecipazioni minori il rosso più pesante (6,3 milioni) è stato quello di Isim, la sub-holding che controlla Alba Servizi Aerotrasporti, la società che gestisce i cinque aeromobili di casa Fininvest.

Anche a livello civilistico, come detto, Fininvest potrebbe aver registrato un utile vicino allo zero o addirittura una perdita. Perché a fronte di costi strutturali importanti (ammontavano a 44 milioni nel 2011 e a 51 milioni nel 2010), il principale incasso, ossia il dividendo Mediaset, è precipitato da 161 a 48,5 milioni. Un assegno che si è andato a sommare a quello (37 milioni) arrivato da Mediolanum.

A pesare poi potrebbero essere stati gli adeguamenti patrimoniali del portafoglio partecipazioni, in particolare per quel che riguarda la quota (2,06%) in Mediobanca

 in carico nel 2011 a 12,76 euro per azione a fronte di una valutazione, nel giorno del cda che ha approvato i conti 2012, di soli 4,87 euro. Quel che è certo è stata fatta una significativa pulizia in bilancio. Anche perché il 2013 rischia di essere peggiore, visto che dalla tv di Cologno non arriva un euro.