«Un risultato straordinario», a detta del vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, specie se confrontato con il rosso di 67,3 milioni del 2011 e raggiunto a fronte di un contesto generale (economico, fiscale e normativo) non certo favorevole per i club italiani. «Senza gli oltre 7 milioni pagati al Fisco per l’Irap, una tassa che non esiste negli altri Paesi europei, avremmo chiuso l’esercizio in pareggio», ha fatto notare Galliani, sottolineando anche che, ai fini del regolamento Uefa sul financial fair play (che consente di scorporare dai costi quelli per lo stadio e per il settore giovanile), il Milan può comunque vantare un bilancio in utile.

A spingere i risultati 2012 dei rossoneri sono state in particolare le cessioni al Paris Saint Germain di Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva, che se da un lato hanno fatto aumentare i ricavi di 43,3 milioni (questo il valore della plusvalenza), dall’altro hanno contribuito a ridurre il monte ingaggi. Nel 2012 il costo del personale, anche in virtù del mancato rinnovo contrattuale ai giocatori della «vecchia guardia» (tra cui Inzaghi, Gattuso, Seedorf e Nesta), si è infatti ridotto a 183,8 milioni rispetto ai 206,4 milioni del 2011. E per l’esercizio 2013 Galliani si attende un ulteriore impatto positivo per oltre 40 milioni.

Al netto delle plusvalenze (53 milioni in totale), che hanno anche consentito di ridurre il debito verso le banche da 155 a 107 milioni, i ricavi caratteristici sarebbero pari a 276 milioni. Un livello ancora lontano da quello dei grandi club che dominano la scena europea (Real Madrid 500 milioni; Barcellona 483 milioni, Manchester United 400 milioni, Bayern Monaco 368 milioni). «La classifica sportiva è ormai sempre più simile a quella dei ricavi», ha osservato Galliani, che ha tuttavia sottolineato come il ritardo dei grandi club italiani rispetto a quelli europei è legato anche al contesto normativo e fiscale in cui i primi si trovano ad operare. Il vicepresidente del Milan ha però ricordato come, in un momento di crisi generalizzata per il Paese, l’industria del calcio è tra quelle che hanno perso meno nell’ultimo anno

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