A meno che non siate tifosi incalliti oppure non abbiate intenzione di entrare a tutti costi nella leggenda del club di George Best è meglio stare alla larga dall’ipo Manchester United.

Manchester United in borsa a Wall Street

Il consiglio arriva da numerosi esperti finanziari che hanno analizzato la situazione del club inglese in questi giorni, dopo la presentazione alla Sec del filing per la prossima quotazione della squadra a Wall Street.

La documentazione, in realtà, lascia aperti molti punti interrogativi sull’operazione, visto che, se da un lato emerge che l’obiettivo del club è ottenere almeno 100 milioni di dollari dalla quotazione, dall’altro non viene spiegato quale sarà la fetta di capitale in vendita (si tratterà comunque di una minoranza) né quale potrebbe essere il prezzo della singola azione.

E ciò rende complicato qualsiasi giudizio approfondito sull’operazione. Tuttavia, nonostante la frammentarietà delle informazioni, c’è già chi si è esposto sulla quotazione e il sentiment che prevale tra gli operatori è sicuramente negativo.

Man UTD: entrata in borsa e scetticismo

La ragione dello scetticismo, spiega un report della danese Saxo Bank, nasce dal fatto che il club di Old Trafford, per quanto tra i più gloriosi e famosi al mondo, vive su un equilibrio precario tra vittorie sportive e risultati finanziari e questo equilibrio potrebbe venire meno nei prossimi anni a causa degli scenari competitivi del campionato inglese che sono mutati negli ultimi anni. Alla base di tutto, infatti, c’è la particolare situazione finanziaria del club.

Il club, come spiega il prospetto per l’ipo Manchester United, rappresenta una vera e propria macchina da soldi per quanto riguarda le entrate. I ricavi sono costantemente saliti negli ultimi anni dai 278 milioni di sterline del 2009 (353 milioni di euro) agli oltre 331 del 2011.

E anche il 2012 (il club chiude l’esercizio al 30 giugno) sta facendo registrare risultati eccellenti, visto che i nove mesi che si sono conclusi il 31 marzo hanno fatto segnare entrate per oltre 245 milioni di sterline rispetto ai 231 dell’anno scorso.

Così come è ottimo il livello dell’utile operativo, voce che dopo l’exploit del 2009 (anno in cui venne ceduto Cristiano Ronaldo al Real Madrid per 80 milioni di sterline), si è stabilizzato attorno a 63 milioni di sterline o poco più.

Man Utd: attenzione alle ultime righe del bilancio

Il problema arriva nelle righe più basse del bilancio, quando sulla gestione operativa cominciano a impattare le dinamiche finanziarie.

La famiglia americana Glazer, infatti, acquistò il club nel 2005 per 1,2 miliardi di dollari con un leveraged buy-out che implicò l’accensione di un debito da 790 milioni di dollari che venne riversato sulle casse del club.

Di qui nacque non solo l’irritazione dei tifosi che hanno sempre accusato i Glazer di finanziare l’operazione con gli utili della squadra, ma soprattutto la pesante situazione debitoria in cui versa tuttora il club, che è schiacciato da circa 830 milioni di sterline di debito.

La pesantissima spesa per interessi passivi (nel 2009, 2010 e 2011 il club ha pagato rispettivamente 188 milioni di sterline, 110 milioni e 53 milioni per questa voce) si ripercuote così inevitabilmente sui proventi che negli ultimi anni hanno avuto un andamento altalenante: utile per 5,2 milioni di sterline nel 2009; perdita per 47 milioni nel 2010; e ritorno in nero per 13 milioni nel 2011.

Per quanto riguarda l’esercizio 2012 (che si è chiuso lo scorso 30 giugno) le prospettive sono ottime, visto che i nove mesi al 31 marzo si erano chiusi in attivo per 38 milioni rispetto ai 13 milioni registrati nel periodo corrispondente 2011.

Tuttavia va segnalato che il risultato, come evidenziato nel prospetto dell’ipo Manchester United, beneficierà di detrazioni fiscali una tantum di 22,5 milioni di sterline altrimenti non replicabili. In questo scenario, quindi, è evidente che la boccata d’ossigeno dell’ipo rappresenterà un modo per alleviare il peso dell’indebitamento sui conti del club.

Manchester United in borsa: il parare dell’analista finanziario

«La ragione principale per cui il Manchester United sta optando per un’ipo è per ridurre il debito», spiega Sverrir Sverrisson, analista azionario di Saxo Bank ed esperto nel valutare gli andamenti delle società di calcio quotate in borsa. «Tanto più che nel file è chiaramente dichiarato che il club non ha in programma di pagare dividendi ai nuovi azionisti nell’immediato futuro».

Glazer, insomma, sta chiedendo ai numerosi tifosi dello United sparsi per tutto il mondo di fornire denaro fresco e contribuire così al mantenimento ad alto livello della squadra.

Il problema, però, è che con l’entrata di numerosi magnati stranieri nel capitale di altri club, c’è il rischio di non centrare l’accesso alla macchina da soldi della Champions League, innescando un circolo vizioso che potrebbe essere squassante per le finanze del club nell’immediato futuro, rendendo ancora più sconsigliabile l’investimento nell’ipo.

«Ciò che gli investitori riceveranno acquistando le azioni dello United è un’azionista di maggioranza che prende in prima persona tutte le decisioni e che non distribuirà dividendi. Inoltre sarà forte il rischio che i ricavi del club possano essere fortemente ridotti in un solo anno a causa di una cattiva performance sul campo», conclude Sverrisson. In sintesi, «un pessimo investimento».

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