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La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi 2012 all'Olympic Stadium di Londra (foto Insidefoto.com)

Il London Stadium, attuale casa del West Ham ed ex stadio olimpico della capitale inglese, passerà sotto la gestione diretta del sindaco di Londra, per limitare le perdite economiche valutate intorno ai 10-20 milioni di £ all’anno.

Uno studio indipendente, commissionato proprio dal sindaco londinese Sadiq Khan e condotto dall’agenzia Moore Stephens, ha individuato cifre negative esorbitanti rispetto alle previsioni iniziali.

Il costo di conversione dell’impianto, da olimpico a “calcistico”, è risultato ammontare a 323 milioni £, contro i 190 stimati all’epoca del progetto (durante l’amministrazione precedente, con il sindaco Boris Johnson).

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L’Olympic Stadium di Londra durante un match del West Ham (foto london-stadium.com)

Anche sul piano annuale il London Stadium si sta rivelando un investimento costantemente in perdita. L’affitto pattuito con il West Ham (che non è proprietario dell’impianto ma paga solo alcune spese di gestione ordinaria) è di 2,5 milioni £ all’anno – circa la metà della cifra reale necessaria per ospitare le partite degli Hammers, stimata intorno ai 4,75 milioni all’anno.

Rispetto alle previsioni del 2013 il London Stadium non può contare neanche su introiti derivanti da “naming rights”, per i quali non si è mai trovato un accordo fino a oggi (e che potrebbero portare circa 4 mln £ all’anno). Oltre a questo, le spese per ospitare la singola partita di calcio ammontano a 180mila £, quasi il doppio delle stime di quattro anni fa.

I problemi, secondo l’attuale amministrazione della città, derivano dagli accordi presi al momento della scelta sul futuro post-olimpico dell’impianto. L’idea iniziale (datata 2005, con il sindaco Ken Livingston) di un impianto temporaneo, facilmente riducibile post-Olimpiadi 2012 a un piccolo stadio per l’atletica da 25.000 spettatori, era stata scartata da Boris Johnson, subentrato come sindaco nel 2008, perché non abbastanza prestigiosa per la città.

La cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012 (foto Insidefoto.com)

Un primo bando, che vedeva coinvolti Tottenham e West Ham, era stato poi azzerato da ricorsi legali nel 2011 e, nel secondo tentativo, rimaneva solo la proposta di utilizzo da parte degli Hammers – con il Tottenham già avviato sul proprio progetto di un nuovo stadio.

Il nuovo piano di conversione ha previsto settori di gradinata retrattili a coprire di volta in volta la pista d’atletica, soluzione molto onerosa che viene quantificata in circa 7 milioni di £ annui (e mal vista dai tifosi, essendo in realtà tribune temporanee e non effettivamente scorrevoli). Di qui anche il necessario adeguamento del tetto che è stato ampliato per coprire ogni settore – con conseguente ulteriore investimento economico.

I costi di gestione previsti all’epoca, secondo l’analisi Moore Stephens, si sono rivelati “troppo ottimistici” e il contributo rateale del West Ham non copre nemmeno tutte le spese necessarie al singolo matchday. I costi per stewards e personale addetto agli ingressi, pulizia e attività pratica di preparazione del campo (installazione porte, bandierine, e quant’altro) sono invece finanziati da denaro pubblico.

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L’Olympic Stadium di Londra durante un match del West Ham (foto london-stadium.com)

In generale il London Stadium è attualmente uno stadio che non produce ricavi e la situazione (in particolare in mancanza di uno sponsor per il nome dell’impianto) può solo peggiorare, con una perdita prevista di circa 120-140 milioni di £ accumulabile al 2027.

Ora l’impianto passerà sotto la gestione economica dell’amministrazione del sindaco Sadiq Khan, con l’obiettivo di rinegoziare accordi e minimizzare il più possibile le perdite.

Andranno tenute in forte considerazione anche le possibili scenari, presentate in un meeting dell’ottobre 2016, per contrastare questa situazione, che andavano dalla rinuncia agli eventi di atletica, all’ospitare altri sport per generare ricavi esterni (cricket o baseball MLB sull’esempio di Wembley con il football americano), fino a soluzioni più drastiche come la vendita o addirittura la chiusura dello stadio.

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