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Fassone e Thohir (Insidefoto)

Intervista Marco Fassone al Guerin Sportivo. L’Inter è «una società che ha sempre avuto bisogno di un uomo forte in panchina» e «ha un’anima naif». E’ Quanto affermato dall’attuale amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, in un’intervista rilasciata al Guerin Sportivo.

Ripercorrendo la propria carriera, il manager piemontese, ha descritto così il club nerazzurro in cui ha lavorato dal 2012 al 2015, proprio nella settimana che porta al derby di Milano.

«Le mie esperienze professionali sono state diverse fra loro come responsabilità ma sono state tutte formative e interessanti», ha ammesso Fassone, sottolineando come la Juventus sia «la società più strutturata e la più aziendale».

Calciomercato 2015/2016
Marco Fassone e Dejan Stankovic i tempi della presentazione di Kondogbia

«L’Inter, una società che ha sempre avuto bisogno di un uomo forte in panchina, da Roberto Mancini, a Mourinho. Ha un’anima naif, come una bella donna un po’ disorganizzata, come l’ha definita Moratti. Ora ha trovato un uomo forte come Spalletti e sta andando bene», ha spiegato l’ex direttore generale nerazzurro.

Parlando della sua esperienza in bianconero, Fassone ha ricordato di esserci arrivato «dall’industria alimentare» e proprio per le caratteristiche della Juventus, più simili ad un’azienda come le altre piuttosto che a una società di calcio, di non avere avuto problemi di adattamento.

«Il Napoli», ha invece sottolineato il dirigente rossonero, ripercorrendo la sua esperienza con Aurelio De Laurentiis, «è un club padronale perché ha un proprietario che decide e determina, ma è stato abile a calarsi o nella realtà e a dotarsi di una struttura molto snella ed efficiente. L’Inter… è l’Inter, una società che ha sempre avuto bisogno di un uomo forte in panchina».

Massimiliano Mirabelli, Vincenzo Montella e Marco Fassone (Insidefoto.com)
Massimiliano Mirabelli, Vincenzo Montella e Marco Fassone (Insidefoto.com)

«Nelle altre società dove ho lavorato avevo sempre una “rete di protezione” perché, bene o male, c’erano altre persone che avevano l’ultima parola in un processo decisionale al quale partecipavo, ma che non determinavo no in fondo. Qui al Milan invece la proprietà demanda tutto al management e quindi il compito di decidere spetta a me. Sono di fronte a una specie di “O vinco o perdo” che però è stimolante. Sono convinto che faremo bene anche perché ho una squadra di collaboratori di comprovata esperienza e bravura».

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