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(foto Insidefoto.com)

Domani prenderà il via la fase a gironi della Champions League 2017/18, edizione numero 63 del massimo torneo europeo per club. Quale squadra alzerà il trofeo nella finale di Kiev del prossimo 26 maggio? Il Real Madrid centrerà uno storico tris, eguagliando la striscia del Bayern Monaco nelle stagioni 1973/74, 1974/75, 1975/76? Riusciranno Paris Saint Germain e Manchester City a scrivere il loro nome nell’albo d’oro? Quale cammino avranno le squadre italiane?

In attesa delle risposte a queste domande, proponiamo un’analisi del torneo che ha sostituito un quarto di secolo fa la Coppa dei Campioni.

Negli ultimi abbiamo assistito ad una significativa concentrazione di ricchezza nelle casse di pochi club, (tabella 1), con pesanti ripercussioni sulla competitività dei tornei, nazionali e internazionali.

competitività champions league

L’equilibrio competitivo è un aspetto fondamentale di ogni sfida sportiva. Se l’esito finale delle partite è facilmente prevedibile, la domanda da parte del pubblico, degli sponsor e delle TV, sarà più bassa (magari non subito ma molto probabilmente nel medio-lungo periodo).

Non a caso la Premier League, il campionato più incerto fra le principali leghe professionistiche europee, è di gran lunga il torneo con i maggiori ricavi, anche grazie all’elevata incertezza del torneo (figura 1).

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Competitività Champions League, le vittorie consecutive

Nella storia della massima competizione europea per club, in molteplici occasioni un team è riuscito ad imporsi per più anni consecutivi o comunque in edizioni ravvicinate.

Il Real Madrid ha vinto le prime cinque edizioni del torneo; altre sette squadre hanno difeso il titolo prima del cambio di formato: Benfica, Inter, Ajax (due volte), Bayern (due volte), Liverpool, Nottingham Forest, Milan. Da quando esiste la UEFA Champions League, il Real Madrid, uscito vincitore dalla finale di Cardiff contro la Juventus dello scorso 3 giugno, è stato il primo e unico club a bissare la vittoria.

Competitività Champions League, i club in semifinale

Dalla stagione 1993/94, la prima edizione della nuova UCL a prevedere le semifinali, 28 club hanno raggiunto almeno una volta le semifinali della competizione.

Il Real Madrid guida la classifica con 12 semifinali raggiunte; seguono a ruota Barcellona (11) e Bayern Monaco (10) (figura 2).

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Dalla nascita della Champions League, si è verificata una riduzione significativa del numero di club che hanno raggiunto le semifinali e dei club che hanno vinto la coppa. Infatti, nel periodo 1994-2005, 23 diversi club hanno raggiunto le semifinali, 9 club hanno vinto. Nel periodo 2006-2017: 17 semifinaliste e 7 campioni. Rispetto al ciclo precedente, c’è stata una riduzione di circa 1/4 del numero di club semifinalisti, e di circa 1/5 di quelli che hanno vinto la competizione (figura 3).

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Questo trend si osserva indipendentemente dalle modalità di accorpamento delle stagioni, al netto della variabilità legata al metodo utilizzato (tabella 2).

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Nel periodo 1994-2005, i primi tre club per numero di partecipazioni alle semifinali hanno totalizzato complessivamente 14 presenze sulle 48 totali (29,2%), contro le 21 del periodo 2006-2017 (43,8%), un aumento del 50% (figura 4).

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Dalla stagione 2005/06, Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco, Chelsea e Manchester United hanno monopolizzato le semifinali, totalizzando complessivamente 30 delle 48 presenze totali (62,5%); altri 12 club si sono spartiti i restanti 18 slot.

Nell’ultimo quarto di secolo, cioè dalla nascita della UCL, la lotta per il massimo trofeo europeo si è, quindi, ridotta ad un numero significativamente minore di club.

Competitività Champions League, i fatturati

Nelle 10 stagioni 2006/07-2015/16 il valore medio di fatturato per accedere alle semifinali è stato di €370 milioni: €296 milioni nel primo quinquennio, €444 nel secondo, un balzo del 150% in soli 5 anni (figure 4 e 5).

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Nel quinquennio 2006/07-2010/11 il fatturato medio delle vincitrici è stato più alto di quello delle altre semifinaliste.

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Nel quinquennio 2011/12-2015/16 le semifinaliste perdenti hanno registrato il fatturato medio più alto. Invece, nelle ultime tre edizioni analizzate (e in quella della scorsa stagione, fuori dalla nostra analisi), le squadre vincitrici hanno registrato il fatturato medio più alto, come nel quinquennio precedente.

Ancora nel quinquennio 2011/12-2015/16 il fatturato medio delle finaliste perdenti è stato di oltre € 200 milioni più basso delle altre semifinaliste. Hanno pesato, in questo senso, le prestazioni dell’Atletico Madrid (due volte finalista), della Juventus e del Borussia Dortmund (entrambe una volta finaliste), a dispetto di un fatturato più basso rispetto agli altri club semifinalisti.

In quattro occasioni su dieci, la squadra con fatturato maggiore ha vinto il trofeo; due volte la squadra  seconda per fatturato; tre volte la squadra con il terzo fatturato; una sola volta la squadra con il fatturato più basso fra le semifinaliste.

Rispetto ai ricavi, l’Inter e il Lione sono stati rispettivamente il club campione d’Europa e il club semifinalista con il fatturato più basso (stagione 2009/10).

Quindi:

– la lotta per la vittoria è appannaggio di club sempre più ricchi;

– tuttavia, non sempre vince il club più ricco (comunque più frequentemente rispetto ai club con minor fatturato);

– ma serve in ogni caso un fatturato “minimo” per sedersi al tavolo dei migliori;

– il campo, per fortuna, può ancora fare la differenza (ma per quanto tempo ancora?)

Competitività Champions League, la Football Money League

Dal 2003/04 solo 6 club su 56 (11%) fuori dalla TOP 20 dei club più ricchi si sono qualificati alle semifinali. Questa evento si è verificato ben cinque volte fino alla stagione 2005/06, solo una nelle successive 11 edizioni, il Monaco nella scorsa stagione.

Nello stesso periodo i club fuori dalla TOP 10 hanno raggiunto le semifinali di UCL solo in 11 occasioni (20%); 22 volte i club fuori dalla TOP 5 (39%). Quest’ultimo avvenimento si è verificato 13 volte nel periodo 2004-2010, appena 9 volte nel periodo 2011-2017, con una riduzione del 31% (figura 7).

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Numeri alla mano abbiamo dimostrato la crescente disparità fra i “club globali” e i club che non sono stati in grado vincere la sfida della globalizzazione che ha investito il calcio nell’ultimo ventennio.

La nostra ricerca ha dimostrato il sempre più crescente peso degli aspetti economici sugli aspetti di campo. Per fortuna esistono ancora eccezioni (meno frequenti che in passato) a questa regola sempre più stringente.

La Uefa Champions League è un esempio emblematico di questa evoluzione: è la massima competizione europea per club ma determina le maggiori disparità fra i club (sempre più crescenti). Direttamente, attraverso i ricchi montepremi derivanti dai contratti TV e dalle sponsorizzazioni che distribuisce ai club. Indirettamente, per la visibilità e l’appeal che dà ai club e ai giocatori che vi partecipano, aumentandone l’esposizione mediatica e quindi il valore commerciale.

La sfida principale per il calcio europeo dei prossimi anni sarà ridurre il crescente divario economico e conseguentemente sportivo tra i club. In questo senso vanno lette le recenti dichiarazioni del presidente UEFA Ceferin relative a salary cup, luxury tax sui trasferimenti, riduzione delle rose, limiti ai prestiti e alla tesserabilità dei giocatori.

 

4 COMMENTI

  1. Marco Spinelli.Basterebbe introdurre solo una regola di questo tipo:chi arriva tra le prime otto nella Champions,ovvero ai quarti nella sessione successiva di Calciomercato non potrà tesserare i giocatori sotto i venticinque anni.Una regoletta di questo tipo per quanto vessatoria ti sistemerebbe tutte le pendenze in piedi ora nel Calcio,ritornerebbe la competitività tra le squadre a livello internazionale e nazionale ,gli stipendi dei giocatori si abbasseranno, una giovane promessa di una piccola squadra non potendo accedere a determinate squadre abbasserà inevitabilmente le sue pretese ,le aste per accaparrarsi i migliori giovani saranno meno selvagge,alcune squadre potrebbero trattenere i loro migliori giovani senza dover subire le pressioni di alcune società calcistiche che al momento attuale vanno per la maggiore.Ridistribuire i giocatori in maniera più funzionale al sistema Calcio è il metodo più rapido e sicuro per sanare una situazione che alla lunga con l’andazzo ora in voga finirà,lo si intuisce facilmente,per generare un effetto boomerang per quanto riguarda l’interesse dei tifosi verso il mondo del pallone.Andare a sanzionare le squadre a livello economico oltre che antipatico è molto complicato,lo vediamo con l’applicazione del il fair play finanziario,se si dovesse introdurre il salary cap o tasse aggiuntive sui trasferimenti figuriamoci quanti escamotage le società calcistiche metterebbero in campo per aggirare tali provvedimenti.Con la carta d’identità dei giocatori non si può barare,se non puoi ingaggiare certi giocatori con nessuna forma di tesseramento non sarà difficile rivedere ai vertici squadre come Milan,Inter,Liverpool,Porto ed altre nobili decadute che in questi ultimi anni hanno perso potere tecnico e economico rispetto a formazioni con cui fino a dieci anni fa rivaleggiavano.

  2. È innegabile che ormai la CL sta diventando noiosa. Fino a 10/15 anni fa era avvincente e più o meno equilibrata, adesso praticamente si sa già chi arriva in semifinale, sempre quei 4/5 club “imbattibili”. La differenza economica tra i club è l’unica cosa che conta. Il torneo è talmente scontato che praticamente fino ad aprile non ha neanche senso guardarlo.
    Non so dire come (l’idea qui sopra di marco spinelli non è male), ma la Uefa deve darsi una mossa e introdurre dei cambiamenti, perché non si può andare avanti così.

  3. Io penso che il FFP abbia contribuito e non poco, legare così fortemente le spese ai ricavi evita che le squadre con i proprietari facoltosi dominino il mercato, ma ha di fatto consegnato il calcio a quei 4/5 club ed è obiettivamente difficile raggiungerli. Io credo che l’esempio da seguire oggi sia quello delle leghe made in USA, con un Salary cap poni un limite alla possibilità di firmare contratti faraonici e le conseguenze sono due : 1) I grandi giocatori tenderanno a distribuirsi poiché qualsiasi club non potrà permettersi di averne più di 2-3; 2) Qualsiasi club, lavorando nell’ambito del Cap, potrà spendere come meglio crede e non sarà limitato da un fatturato, visto che le squadre di calcio sono aziende, sarà loro preoccupazione andare effettivamente in pari con il bilancio

  4. Si trascura l’insegnamento corretto della tecnica applicata o tattica individuale, (non solo nei vivai) Messi è velocissimo e rapido nell’applicare dei movimenti base ( andare a dx e andare a sinistra a 90° e 180°) con le coordinazioni specifiche. Quando un movimento è correttamente eseguito si può velocizzare al massimo delle capacità individuali e si può verificare oggettivamente il lavoro svolto. In una dispensa del 2003 della Juventus è scritto: I Mass media specializzati hanno riscontrato carenze di base nei giocatori italiani anche di alto livello.
    Bruno Bolchi ex consigliere Federale e Luigi Agnolin ex Presidente SGS su organi ufficiali : L’Allenatore e Il Calcio Illustrato, nel 2003- 2005 hanno denunciato che: …da una quindicina di stagioni quasi tutti gli allenatori dei settori giovanili hanno sposato le “nuove idee” abbandonando l’insegnamento della tecnica. Sono passati più di 25 anni. Questo lavoro di base valido per tutti dovrebbe essere preso in considerazione da tutte le squadre, particolarmente dai Club più deboli economicamente per aumentare il livello tecnico tattico generale e fare in modo che ci siano più calciatori di qualità sul mercato.

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