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come funziona sorveglianza stadi
(foto Insidefoto.com)

C’è uno spartiacque per la sicurezza negli stadi in Italia: la terribile vicenda di Filippo Raciti, il poliziotto morto il 2 febbraio 2007 durante gli incidenti alla fine del derby siciliano Catania-Palermo. Un evento tragico, che ha scatenato una reazione non solo emotiva, ma anche pratica: serviva aumentare il livello di controlli negli impianti sportivi italiani.

In realtà, l’impulso principale era già arrivato nel 2005, con la promulgazione del famoso Decreto Pisanu (in seguito rivisto proprio dopo gli eventi di Catania). Tra le altre cose, infatti, nel 2005 era già stata resta obbligatoria la videosorveglianza all’interno degli impianti sportivi: un deciso passo avanti, rispetto al recente passato.

come funziona sorveglianza stadi
(foto Insidefoto.com)

Quando si parla di sicurezza negli stadi è necessario innanzitutto capire come prevenire e risolvere le più svariate situazioni di pericolo che possono spaziare dai piccoli furti fino ad arrivare alle possibili e severe minacce terroristiche. Questa sfida si affronta oggi soprattutto grazie all’uso di dispositivi tecnologici sempre più evoluti e tali da garantire la maggiore sicurezza possibile. La tecnologia infatti è diventata un validissimo alleato per chi è chiamato a gestire questi grandi impianti al fine di prevenire, individuare in maniera tempestiva e risolvere ogni tipo di problema possa insorgere.

Dal complesso delle norme citate emerge un preciso modello di organizzazione strutturale che risulta improntato su alcuni elementi basilari, tra cui la corretta configurazione dell’area di massima sicurezza, nonché l’idonea realizzazione dei varchi e dei tornelli fino ad arrivare alla implementazione di un adeguato ed efficace sistema di videosorveglianza.

Rimangono tuttavia alcuni limiti: in particolar modo, quello riguardante le caratteristiche prestazionali degli impianti di sicurezza. Viene lasciata infatti carta bianca di scelta a chi deve, poi, fare l’investimento. In sostanza, chi ha voluto fare investimenti per avere tecnologia all’altezza li ha fatti, qualcun altro invece ha preferito, in una modalità tutta italiana, risparmiare qualche euro, installando la prima tecnologia che si è trovato davanti.

Così facendo si è arrivati alla situazione attuale, in cui in alcuni stadi è difficile individuare i protagonisti di fatti violenti: su una media a partita di circa 10 episodi, degni di attenzione e passibili di provvedimenti interdittivi, se ne riescono ad intercettare forse uno o due, mentre in alcuni altri stadi sono addirittura 3 anni che (nonostante lanci di oggetti e fumogeni) le autorità non riescono a identificare nessun responsabile, a causa dell’inadeguatezza tecnologica della videosorveglianza.

Il sistema di ripresa per uno stadio deve porre particolare attenzione all’aspetto della qualità delle immagini ricevute dalla sala controllo dove gli operatori lavorano. Secondo le prescrizioni delle più recenti normative CEI EN in materia di videosorveglianza, la densità di informazione richiesta alle immagini catturate da una telecamera di sicurezza deve essere maggiore o uguale a 125 pixel/ metro per garantire la riconoscibilità di una persona nota e di 250 pixel/metro per garantirne la identificabilità senza ombra di dubbi.

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Ben si comprende quindi come sia necessario dotare le strutture sportive di telecamere sufficientemente potenti da garantire il maggior numero di pixel possibile accompagnato da una velocità di immagini per secondo non inferiore a 12 per rappresentare correttamente la dinamicità delle scene.

Le ultime frontiere di questa tecnologia dedicata specificatamente alla videosorveglianza negli stadi si sono spinte fino a risoluzioni di 66 megapixel per singola immagine e ad un frame rate di 30 immagini al secondo.

La videosorveglianza, però, non basta da sola per garantire la totale sicurezza, o quantomeno a creare un forte deterrente per i tifosi. La strada, secondo, gli esperti, è già segnata, e si basa sulla la creazione di un sistema integrato, che parta dai tornelli per arrivare alla videosorveglianza stessa: l’identificazione del volto del tifoso tramite telecamere e il collegamento del volto con i dati sul biglietto che passa dal tornello può permettere l’identificazione immediata in seguito, all’interno dello stadio.

 

L’obiettivo sarebbe quello di creare una barriera di deterrenza psicologica per ciascun tifoso: ogni persona che passa oltre i tornelli, infatti, sa che qualsiasi cosa faccia può essere subito identificata dentro lo stadio. Per arrivarci bisognerà probabilmente passare attraverso le forche caudine della privacy e del Garante, ma la via è quella, tanto che per i nuovi impianti sono già in corso studi per capire la possibilità di realizzare un impianto di questo tipo.

Una deterrenza che porterebbe non solo ad eliminare alcune attività come il bagarinaggio, ma potrebbe cambiare anche la mentalità del tifo in Italia. Qualche società si è già attivata in tal senso, provando a lasciare alla porta violenti e facinorosi, ma la strada è ancora lunga: creare un sistema che permette di identificare subito i colpevoli, spiegano gli esperti, può infatti modificare il modo di vivere la partita per alcune frange della tifoseria, oltre che gli aspetti dello stadio (barriere, reti ecc). Un processo lungo, che però, assicurano i tecnici, può essere favorito dall’aumento della sicurezza negli stadi.

 

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