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Alberto Grassi e Andrea Conti, prodotti del vivaio dell'Atalanta (foto Insidefoto.com)

L’Atalanta, coi giovani, ci sa fare. Basta anche solo dare un’occhiata ai dati sui settori giovanili, visto che i nerazzurri sono terzi in Italia (dietro Roma e Milan e alla pari con l’Inter) per numeri di giocatori “creati” nel vivaio e ora nei top 5 campionati d’Europa.

Il vivaio, però, non serve solo da un punto di vista tecnico. Creare giocatori, soprattutto per squadre (ce lo perdoneranno i tifosi atalantini) non di primissima fascia, e saperli vendere bene resta un elemento importante, se non fondamentale, per far quadrare i conti. Motivo per cui spesso da Bergamo i giovani partono verso le big: negli ultimi 6 mesi gli esempi non sono mancati.

Roberto Gagliardini ai tempi dell'Atalanta (Insidefoto.com)
Roberto Gagliardini ai tempi dell’Atalanta (Insidefoto.com)

Caldara, Gagliardini e Conti sono solo gli ultimi tre di una lunga lista di giovani del settore giovanile nerazzurro che hanno permesso incassi importanti alla società. Merito anche di una società che investe, eccome, nel vivaio.

Negli ultimi 10 anni, infatti, i tre talenti sono quelli che hanno permesso plusvalenze più sostanziose all’Atalanta, ma la lista comunque resta lunga, da Gabbiadini a Montolivo passando per Grassi e Bonaventura.

D’altronde, soprattutto in Italia, come dicevamo per una società media le plusvalenze restano uno dei core business. E l’Atalanta sembra rispettare questa “legge”: dal 1999/2000 (concisa con la penultima promozione in Serie A) in poi, le plusvalenze hanno avuto un impatto di poco più del 30%, raggiungendo complessivamente quota 255 milioni su un fatturato totale di 845 milioni di euro.

Si va da un minimo del 7% (nel bilancio 2011) ad un massimo del 56% (nel bilancio 2002). Un motivo in più per considerare operazioni molto importanti le cessioni di Caldara, Gagliardini e Conti, che permettono tra l’altro di sistemare due diversi bilanci: qullo relativo all’esercizio in corso con i soldi incassati dalla cessione del difensore alla Juventus e dal terzino al Milan, quello relativo all’esercizio 2018 (quando l’Inter lo riscatterà ufficialmente) con quelli del centrocampista, per il quale intanto l’Atalanta incassa 2 milioni per il prestito.

Senza considerare che l’estate ha portato anche la cessione di Kessiè al Milan, con il riscatto fissato per l’estate 2019 intorno ai 20 milioni (più 8 di prestito oneroso) che permetterà di iscrivere una corposa plusvalenza anche nel bilancio 2019. Un modello che continua a funzionare, quindi, e che nel frattempo ha portato l’Atalanta in Europa.

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