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Mario Mandzukic Foto Filippo Alfero Insidefoto

Il Garante per le Comunicazioni (l’AgCom) e l’Antitrust hanno aperto un’autostrada alle società del web interessate a proporre le partite di grido della nostra Serie A. Le due Autorità hanno giudicato le linee guida del bando della Lega Calcio sui diritti di trasmissione, e nei loro pareri sono molto chiare. Ne scrive oggi Repubblica.

L’Antitrust, ad esempio, «sconsiglia» alla Lega Calcio e al suo consulente Infront di vendere i diritti della Serie A per prodotto, mentre incoraggia la vendita «per piattaforma». Questo significa che l’Antitrust considera corretto che le partite siano visibili, dal prossimo campionato, praticamente su tutte le piattaforme: il satellite, il digitale terrestre e la Rete.

Parliamo delle partite che contano, non certo di quelle marginali. Questa la grande differenza rispetto al passato.

I pareri delle due Autorità – alla fine convergenti nell’apertura al Web – hanno suscitato un discreto allarme nella sede milanese della Infront ieri sera.

Ed oggi i tecnici di Infront vedranno quelli della Lega Calcio per organizzare il possibile contropiede. Se i tempi lo permetteranno, un ricorso urgente al Tar Lazio chiederà la sospensione e poi l’annullamento dei pareri dei due Garanti.

La mossa viene valutata dalla Lega e da Infront, per quanto grave e dirompente. Alla luce delle indicazioni dei due Garanti, Infront e Lega temono che nessun editore – a prescindere dal sistema di trasmissione utilizzato – possa aggiudicarsi un pacchetto forte, privilegiato di partite.

E se nessun editore conquisterà un gruppo di gare migliore degli altri, allora gli incassi per la Lega Calcio e per i club rischierebbero di ridimensionarsi.

Ora i due Garanti – per definizione – sono arbitri super partes. Ma la partita dei diritti di trasmissione della nostra Serie A avrà un impatto inevitabile su una grande sfida industriale di questi mesi.

Gli esperti pensano che due soli editori Internet abbiano la forza di comprare le gare del calcio italiano. Uno è Amazon, l’altro è Telecom Italia. Proprio quella Telecom Italia che può avviarsi a una convergenza con il gruppo Mediaset, sotto la regìa del socio comune Vivendi.

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