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Il numero uno di Wanda Group, Wang Jinlin

Dopo l’immobiliare, l’intrattenimento, il calcio (l’Atletico Madrid) e i diritti televisivi (Infront), il conglomerato cinese Dalian Wanda guarda agli asset bancari europei. Secondo quanto riporta il Financial Times, il gruppo presieduto da Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Cina, prosegue nella strategia di diversificazione dal settore immobiliare, iniziato con le acquisizioni statunitensi nel cinema e a Hollywood. La notizia è ripresa oggi anche da MF – MilanoFinanza.

Nell’ambito di questo processo i cinesi avrebbero mostrato interesse per Postbank da Deutsche Bank. Le indiscrezioni rilanciate dal quotidiano britannico sono state smentite dai diretti interessati. Con una breve nota, il colosso cinese ha negato che ci siano stati contatti con l’istituto tedesco, la cui valutazione oscilla tra 5 e 6 miliardi di euro.

La smentita non abbraccia comunque la più ampia suggestione di un interesse di Wanda per il settore finanziario europeo. L’anno scorso il gruppo ha deciso di rivedere l’organizzazione della propria divisione finanziaria, fondata nel 2015 e inizialmente indirizzata all’online.

Grandi nomi dell’industria e della finanza d’oltre Muraglia si sono già mosse nel Vecchio Continente. Lo scorso novembre il gruppo Fosun, che fa capo al Warren Buffett cinese Guo Guangchang, ha acquisito il 16,7% del portoghese Banco Comercial Portugues (Bcp) per 174 milioni di euro, dopo aver già rilevato la compagnia Caixa Seguros. E all’Europa guarda anche Anbang, uno dei leader delle assicurazioni nella Repubblica popolare.

Tuttavia, a detta degli analisti, il successo per Wang Jianlin non è affatto scontato. L’ostacolo principale potrebbe essere la mancanza di esperienza di Wanda nel settore del credito. La suggestione di un’incursione del gruppo nel comparto bancario è stata inoltre proposta proprio mentre le autorità cinesi si affannano a frenare l’uscita di capitali dal Paese, ponendo paletti agli investitori.

Ieri, parlando al China Business News, il numero uno della State Administration of Foreign Exchange (Safe), Pan Gongsheng, ha chiarito meglio le intenzioni del governo.

L’obiettivo è frenare le operazioni alla cieca, che spesso non hanno alcuna correlazione con il settore d’attività delle imprese. Le limitazioni si inseriscono all’interno della strategia volta a frenare la svalutazione troppo rapida dello yuan. Per impedire che ciò avvenga, Pechino ha fatto ampio ricorso alle proprie riserve in valuta estera, il cui ammontare è sceso a gennaio sotto 3 mila miliardi di dollari per la prima volta in cinque anni, dopo aver toccato un picco a metà del 2014.

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