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clausole di rescissione giocatori serieA
Nikola Kalinic (Insidefoto.com)

Nata come clausola per blindare il contratto di un giocatore con una cifra fuori mercato, la clausola rescissoria è diventata il modo che agenti e club hanno individuato per fissare il prezzo di un giocatore.

Un modo che permette all’agente di muoversi alla ricerca di possibili acquirenti nel momento in cui il giocatore stesso si stia mettendo in luce con il suo club.

Inutile ricordare che prima dei cinesi i cinesi eravamo noi: i 57 miliardi pagati dall’Inter al Barcellona per Ronaldo fecero la storia della clausola rescissoria, e nel 2009 la Juventus pagò quasi la stessa cifra (25 milioni di euro) nientemeno che per Felipe Melo, preso dalla Fiorentina.

In alcuni casi di blindatura vera e propria si tratta. Come nel caso di Gareth Bale (17 milioni all’anno di ingaggio), ex terzino sinistro del Tottenham oggi esterno offensivo del Real. Chi lo vuole deve tirare fuori un miliardo di euro.

Non lo sono più, invece, i 50 milioni per Kalinic. Se al momento della stipula del contratto la cifra sembrava decisamente alta, ad oggi l’importo definisce solo il prezzo da pagare per aggiudicarsi il giocatore senza passare dalla sede viola.

Si può discutere a lungo: 29 anni, offerta di ingaggio da 60 milioni in 4 anni. Irrinunciabile. Troppi? Si tratta di una valutazione tecnica. Ma gira e rigira questo – come fa notare oggi Repubblica Firenze – è un prezzo prefissato che solleva la società da eventuali responsabilità formali sulla cessione.

Un metodo che per la Juventus è diventato regola quest’estate: Pjanic (38 milioni), Higuain (90 milioni).

Attualmente sono 120 i milioni che servono per portare via Icardi dall’Inter e i 100 milioni che Cairo ha fissato sul contratto di Belotti, per il quale sarebbe stata rifiutata un’offerta da 65 milioni.

Il rialzo dei prezzi in atto in questa fase di mercato non permette di prevedere quale potrà essere il tetto. Quel che è chiaro è che sempre più clausole potranno essere pagate e prevedere quali valutazioni possano raggiungere i calciatori – a partire dai giovani italiani – sarà sempre più difficile, con buona pace dei grandi club che da una parte sono protagonisti di questo fenomeno, mentre dall’altra vedono il calcio cinese come vacca da mungere “vendendo chiunque”.

2 COMMENTI

  1. Non capisco xchè negli ultimo tempi va di moda questo pensiero sbagliato. La clausa rescissoria non è mai stata un vincolo, ma una possibile porta di uscita. Se una società non vuole scappatoie, non mette la clausola, il giocatore andrà via solamente se la società vorrà e al suo prezzo. Di solito la clausola veniva chiesta dai calciatori nelle squadre medio/piccole, nel senso che io vengo a giocare nella tal squadra, ma se esplodo e mi cercano squadroni che arrivano a pagarmi tale cifra, sarò libero di decidere cosa fare. Solo che oramai è diventata una moda per i presidenti, che si mettono in mostra inserendo clausole il più alto possibile per fare gli sboroni, quando basterebbe non metterla…

  2. La clausola di recesso (non rescissoria che un termine giornalistico) può essere presente nel contratto di lavoro a tempo determinato tra società e calciatore.
    E’ una penale prevista a titolo risarcitorio nel caso in cui il calciatore voglia risolvere il contratto senza giusta causa. In tempi passati alcuni calciatori l’avevano fatto ed erano andati in causa e il Giudice però aveva quantificato i danni da risarcire al Club in ragione praticamente solo per la mancata prestazione professionale fino a scadenza, cioè una cifra relativa bassa. In pratica uno poteva svincolarsi a poco prezzo se vicino a scadenza. Alcune sentenze di quel tipo hanno fatto giurisprudenza e specie nel diritto anglosassone questo ha una rilevanza. Nel fissare invece già una penale in contratto a quantificazione del danno, anche caso di risoluzione senza giusta causa il giudice non può non tenerne conto.

    Va detto inoltre che non si può vendere/comprare un calciatore se non si verificano due condizioni:
    A) Che il Club lo voglia vendere. Cioè vendere i diritti sportivi.
    B) Che il giocatore accetti il trasferimento, risolva consensualmente il contratto di lavoro e ne firmi uno con la società nuova.

    Cioè sono due i contratti.

    Infine se una società, come scrivono i giornali, comprasse un calciatore pagando “la clausola” non potrebbe fare gli ammortamenti perchè “le clausole” non si ammortizzano, si ammortizzano i diritti sportivi. Ma se la causale fosse “pagamento clausola” i diritti sportivi sarebbero pari a 0.

    Da ultimo la invito a trovare UNA SOLA dichiarazione ufficiale di una società quotata in cui si menzioni il pagamento di “clausole rescissorie”.

    Questa storia nasce per acquietare i tifosi, a cui raccontano regolarmente che “purtroppo” “gli hanno portato via il suo idolo” con “la clausola” ma nessuno poteva farci niente.
    Così non se la prendono con chi ha venduto.
    Poi quando come nel caso di Pjanic la “clausola” era di 38 milioni ma l’acquisto poi è stato di 32 hanno aggiunto qualche altra frottola ancora più ridicola. tanto col livello che c’è non è un problema.

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